Caro Porro, il caso Pucci conferma: Repubblica giornale classista

L'articolo dedicato al comico trasuda radicalchicchismo da tutti i pori. Ma forse in redazione dimenticano quanti "con la terza media" mandano avanti il Paese

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repubblica pucci

Caro Porro, il caso Pucci conferma che Repubblica (quale espressione di un certo pensiero di sinistra) è un giornale classista. Ti scrivo qualche riflessione dopo la rinuncia di Pucci a Sanremo, con cui non voglio rimarcare un fatto notorio e già messo in evidenza: che la satira in questo Paese può avere solo una determinata direzione. Voglio piuttosto far conoscere il classismo che caratterizza alcune testate giornalistiche: ieri il Corriere (in modo più blando e sottile) e soprattutto oggi Repubblica, con il pezzo “Pucci e le battute contro le donne, meridionali e gay: fenomenologia di un comico da terza media”.

Tralascio la prima parte del titolo, su cui ciascuno può avere la propria idea e sensibilità, ma mi soffermo su “da terza media”. Vorrei capire qual è il loro problema con chi ha conseguito la sola licenza media. E poi: si ricordano cosa si è visto a Sanremo nelle scorse edizioni?

L’Italia è un Paese costruito da chi si è fermato alla quarta elementare, altri alla quinta e sì, molti alla terza media. Certo, era un’altra generazione; forse non c’era il pericolo di trovare insegnanti come Ilaria Salis, ma il punto non cambia: si deve smettere di classificare le persone sulla base dei titoli di studio. Ma quante volte l’intellighenzia di sinistra è scaduta in questo? Non le contiamo più, e poi hanno pure il coraggio di chiedersi perché molte tra le persone più in difficoltà non li seguano più.

Detto questo, ci si dovrebbe piuttosto chiedere se chi ha i titoli di studio li stia usando bene oppure no. Prendiamo brevemente ad esempio le riflessioni sulla riforma della giustizia proposte ieri sera da Report: non viene da chiedersi se ci siano lacune nella comprensione del testo? O si sta forse usando il proprio titolo di studio per divulgare riflessioni incomplete, faziose, al limite del falso?

Probabilmente è difficile che questi intellettuali se ne rendano conto; d’altronde molti di loro hanno gridato subito al fascismo o hanno evocato le liste di proscrizione quando hanno saputo del sondaggio dei giovani di FdI sugli insegnanti di sinistra. Va bene, l’iniziativa è sbagliata, ma non si può negare che nella scuola statale il problema ci sia eccome. Ci si potrà legittimamente chiedere quanti ragazzi e ragazze debbano ogni giorno far finta di nulla per non pagare il prezzo di un giudizio negativo motivato solo dall’ideologia politica.

Forse è questa la scuola “da terza media” che ben conoscono e a cui fanno riferimento, dove di “fascista” rimane solo il loro pensiero a senso unico, per il quale Pucci doveva essere iscritto nella loro lista di proscrizione.

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