Caro Porro, sono un cittadino dimenticato

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Egregio Dottor Porro,

sono un semplice cittadino lombardo e come tale, per legge, anche italiano. Non sono un ristoratore, non sono un imprenditore e nemmeno sono titolare di una partita Iva. Non ho ricevuto ristori e non appartengo ad alcuna categoria tutelata. Sono un semplice lavoratore impiegato che paga le tasse in busta paga e per questo forse sono un cittadino dimenticato.

Forse però come me ci sono altre decine di milioni di semplici cittadini che stanno andando incontro all’ennesimo periodo di clausura forzata. Decine di milioni di cittadini che non hanno più alcuna voce in tutto questo caos liberticida. Si parla tanto di ristori e crisi economica, si parla tanto di categorie di imprese in difficoltà, ma non si considera mai che la grande maggioranza di cittadini italiani è composta da semplici lavoratori ai quali è stata progressivamente negata qualsiasi possibilità di scelta, se non di libertà. Questa stessa maggioranza di persone che contribuisce a creare valore e ricchezza per il paese (e per le casse dell’erario) ma che ha perso qualsiasi potere di sovranità sancito dall’articolo 1 di quello che dovrebbe essere il faro per tutti noi, la Costituzione della Repubblica Italiana.

Dove è finita la possibilità di esprimere se stessi e le proprie aspirazioni al fine di sostenere la nazione, il lavoro? E da semplice cittadino mi chiedo pure dove è finita la nostra forma di governo per cui i nostri nonni e genitori hanno versato il sangue, la Repubblica democratica? Con tutto il rispetto per chi ha sofferto (o sta tuttora soffrendo) per questa pandemia o per chi rischia in proprio il capitale d’impresa, tuttavia mi chiedo: “Dove è finito il rispetto per noi semplici cittadini che siamo decine di milioni e dovremmo essere tutelati nelle forme e nei limiti della Costituzione?”. E soprattutto dove è finito il principio di libertà che dovrebbe essere la base fondamentale e costituente di qualsiasi rapporto non solo politico o normativo bensì civile e come tale al di sopra qualsiasi altra considerazione?

Da semplice cittadino mi sento preso in giro e umiliato da tutte le istituzioni che compongono l’ordinamento di potere ai vari livelli. Non solo non mi sento tutelato da coloro che dovrebbero essere al servizio della nazione, ma vengo anche privato del diritto alla libertà e oppresso al limite dell’abuso di potere. La stessa istituzione suprema che dovrebbe fungere da garante dei principi sanciti dalla Costituzione sembra lontano da qualsiasi contatto con la realtà che stiamo vivendo noi, semplici cittadini.

Da semplice cittadino, e come tale ho la presunzione di parlare anche a nome di altre decine di milioni di miei connazionali, non chiedo ristori e nemmeno poltrone politiche. Credo, anzi crediamo, di avere diritto ad un minimo di rispetto e di libertà di vita. E io, anzi noi semplici cittadini, siamo sicuri che questa libertà di vita, ora negata, possa coesistere con le necessarie misure di attenzione e precauzione sanitarie al fine di contenere e sconfiggere questa terribile pandemia. Considerare noi semplici cittadini con rispetto, e non come dei bambini, è un modo per dare fiducia e forza a superare questo difficile momento e potrà solo che essere una grande risorsa per il futuro della nazione.

Ringrazio per avermi dato la possibilità di esporre questo pensiero
Cordiali saluti

Marco Riccobono, 20 dicembre 2020

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