in

Fine emergenza mai

Caro Porro, ti spiego perché ho paura della mascherina a scuola per mio figlio

bambini mascherina

Dimensioni testo

Caro Porro,

approfitto del Tuo indirizzo e-mail per scriverti di getto queste poche righe di sfogo personale.

Ho ascoltato con attenzione la trasmissione di ieri sera e condivido il tuo sgomento di fronte all’obbligo imposto ai nostri figli di portare la mascherina a scuola otto ore, di non abbassarla neppure per prendere fiato, di indossarla anche all’esterno.

Da madre comprendo ancor di più il tuo sconcerto nel leggere i sondaggi e nell’apprendere che l’ottanta per cento degli italiani… è d’accordo.

Spero che un giorno i miei figli potranno perdonarmi per averli fatti vivere in un mondo che trabocca di ipocriti e di farisei.

Ma certo, l’importante è apparire ligi alla legge. La scuola non si pone il dubbio se sia giusto o ingiusto, logico o aberrante. Non si è più abituati a pensare. Mi chiedo come potrebbe essere insegnato ai nostri figli.

Spero che un giorno i miei figli potranno davvero perdonarmi per averli fatti vivere in una scuola che ha svilito il significato del Libero Pensiero, che non ha saputo insegnare loro ad esercitare il diritto di dissentire.

A scuola di mio figlio ancora ci sono i nastri in giardino per dividere le classi: poco importa se i ragazzi stiano insieme al parco, perché quello che conta è che il contatto non sia avvenuto a scuola.

A scuola di mio figlio ancora misurano la febbre tutte le mattine ed igienizzano le mani, facendoli vivere nel terrore della malattia.

A scuola di mio figlio hanno sempre lasciato le finestre semiaperte.

Mio figlio sa come lo penso.

Quello che più mi rode, che detesto di me stessa è il fatto che io voglio combattere questa battaglia anche e soprattutto per lui. Mi sono resa conto, però, che significherebbe mandarlo, lui di 11 anni, in trincea. Da solo.

Perché solo sarebbe.

Non posso pretendere che combatta, a forza e in prima linea, le mie battaglie contro professori pronti a ribattere e ad avere l’ultima parola dall’alto della loro posizione. Contro compagni pronti ad isolarlo. Finirebbe per odiare me e, inevitabilmente, le mie cause che ora ha, invece, imparato a sposare e a sentire anche sue dal profondo. Così quando viene a casa mi racconta e, per fortuna, commenta.

Ha imparato ad ascoltare e a non assimilare acriticamente. Ha imparato a vagliare il pulpito da cui proviene la predica. Ha imparato a cercare il buon senso laddove gli altri si riempiono la bocca di sensi comuni.

Gli ho detto che se se la sente può e deve dire la sua, che la sua opinione non vale meno di quella degli altri. Deve sentirsi libero di pensare. Libero di esprimere se stesso.

Ma come? Noi genitori siamo un coacervo di contraddizioni, ormai. Parla ma taci. Esponiti ma tieni un basso profilo. Che messaggio coerente potremmo mai trasmettere a questi figli?

Stamane in Tribunale ero l’unica senza mascherina.

Per comune ammissione, nessuno aveva il coraggio di toglierla a fronte di una raccomandazione del Ministro: ebbene, la raccomandazione di Speranza ha per me la cogenza della lista della spesa.  L’esperimento sociale è riuscito alla perfezione sugli adulti, figurarsi sulle menti che si stanno formando.

Perché questo temo, mio caro Nicola.

Temo che l’idea di lasciare loro la museruola non risponda affatto ad uno scrupolo eccessivo del nostro buon ministro. Non è affatto originata dalla seria preoccupazione per la loro incolumità. È mirato, invece, a plasmare le loro menti. A tenerli lontani dagli affetti, dagli sguardi, dagli abbracci.

A farli vivere nella paura, nell’anonimato. Privi di espressione, incapaci di comprendere quelle altrui.

Perché il tuo potere ha origine nella mia paura, scriveva Seneca a Nerone. Serve ad omologarne il pensiero, per mettere a tacere un’intera generazione, quella futura.  Perché a tutto si abitua l’uomo, gradualmente. Specie alle aberrazioni più terribili.

Perché come si ricordava in quel video sul pensiero unico che avevi pubblicato anche tu, tempo addietro, l’unico essere che per vivere ha bisogno di un padrone è e resta sempre l’uomo.

Grazie per l’informazione che continui a rendere sempre e comunque.

Ringrazia anche la Borselli per le sue sempre lucide, oneste ed oggettive analisi di qualsivoglia problematica le venga sottoposta.

Ringrazia, da ultimo, Vittorio Sgarbi la cui sagacia e la cui irruenza trovo illuminante, preziosa e assolutamente impareggiabile: riesce a dare voce al mio pensiero in ogni circostanza e con modalità che io non saprei mai eguagliare.

Un cordiale saluto

Silvia