La posta dei lettori

Caro Porro, ti svelo cosa so sui servizi sociali della famiglia nel bosco

Accendere un faro sui 30.000 bambini prelevati in Italia: dobbiamo rivedere il sistema della sottrazione dei minori alle famiglie.

famiglia del bosco Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI
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Caro Porro,

poco prima di Natale ricevo la telefonata degli avvocati della famiglia del bosco con la richiesta di accettare l’incarico di consulente di parte. Accetto con entusiasmo. Prometto a me stesso di lavorare sodo e di stare lontano dal circuito mediatico. Mi sembrava che il dibattito fosse troppo concentrato sulla eccentricità della famiglia trascurando la devastante potenzialità traumatica del prelievo e della eradicazione di tre bimbi da un contesto non violento né abusante, ma anzi denso di amore, immerso nella natura, digital detox e caratterizzato da un sostanziale assetto valoriale (essenzialità, no allo spreco, no al lusso, famiglia unita e non conflittuale).

Cosicché ne parlo con un giornalista. E da lì il dibattito si polarizza sul trauma. E capisco che il circo mediatico, pur tra tante contraddizioni, ha dato vita ad uno spettacolo buono e ricco: ha acceso un riflettore enorme su un caso che, potremmo dire, ci costringerà a rivedere il modo di gestire tutto il sistema della sottrazione dei minori alle famiglie. E sì, perché al di là delle buone intenzioni, il sistema rischia di creare più danni ancora.

Torniamo al caso Trevallion. Chi si è occupato di questo dice di aver fatto per un anno prima del prelievo tutto il possibile, ma ha incontrato la rigidità della famiglia, della serie “e che ci volete fare, il disastro l’hanno combinato loro”. Gli avvocati mi confidano che “tutto il possibile” è stato questo: un incontro preliminare insieme alle Forze dell’Ordine, tre incontri solo con operatori del servizio sociale e poi un incontro finale con le Forze dell’Ordine durante il quale avviene il prelievo. E chi non avrebbe avuto paura? E chi non si sarebbe messo sulla difensiva? E questa è solo una pillola.

Onestamente, quando tutto sarà finito, questo caso dovrà insegnarci molte cose. Dobbiamo rivedere procedure e studiare strumenti più competenti e flessibili. E questo sarà possibile se, grazie al tanto vituperato circo mediatico, sarà acceso un riflettore sui 30mila bambini prelevati in Italia e attualmente collocati in varie situazioni strutturali con una spesa di un miliardo e mezzo quasi. Le affido questo appello.

Tonino Cantelmi

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