Dopo secoli di retorica ipocrita sulla “giustizia uguale per tutti”, con la dichiarazione sul caso Almasri Giorgia Meloni ha fatto un passo politico netto: ha rivendicato la collegialità dell’azione di governo, assumendosi una responsabilità che i giudici non le attribuiscono. Una mossa rischiosa, ma di carattere.
In un Paese dove la politica scappa al primo avviso di garanzia e i leader scaricano ministri come zavorra, Meloni ha fatto il contrario: ha difeso i suoi e si è seduta accanto a loro. Un gesto di lealtà, che in politica – specie nella politica italiana – è merce rara. Noi continuiamo a criticarla duramente per la sua resa sul fronte economico: nessuna riforma fiscale strutturale, nessuna riduzione della spesa pubblica, nessuna svolta liberista.
Uno Stato che continua a ingozzarsi di tasse e a comprare consenso a suon di bonus e dirigismo, mentre il ceto produttivo boccheggia. Su questo nulla è cambiato. Ma oggi, nel fango di una vicenda opaca, Meloni ha dimostrato ciò che molti leader non hanno mai avuto: coerenza verso i suoi, senso di comando, e coraggio personale.
Peccato che tanta forza politica sia stata messa solo al servizio della gestione del potere per il potere, e non della sua riforma.
Andrea Bernaudo, 5 agosto 2025
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Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI


