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Caso Tovaglieri, i Pro Vita rispondono: “Nessuna gogna, chiediamo solo coerenza”

La replica del presidente di Pro Vita & Famiglia Antonio Brandi: chiediamo solo coerenza sui patti firmati. E arriva la richiesta all'europarlamentare per un confronto pubblico

isabella tovaglieri pro vita
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In un articolo pubblicato su questo sito il 13 settembre, Salvatore Di Bartolo ha sostenuto che Pro Vita & Famiglia, di fronte alle posizioni dell’europarlamentare della Lega Isabella Tovaglieri su social freezing e fine vita, avrebbe rinunciato al «confronto democratico» per preferire «la gogna social»; che la nostra sarebbe una forma di «fanatismo ideologico», un «talebanismo culturale» che non intende proteggere la vita ma «controllare le coscienze»; e che avremmo messo alla gogna «una donna per le sue idee», calpestando la sua libertà personale e l’autonomia. Sono accuse pesanti, a cui rispondo volentieri, punto per punto.

L’autore ci accusa di voler imporre un pensiero unico, mentre il punto della questione è molto più banale: semplicemente la coerenza tra una firma pubblica su un manifesto elettorale e le dichiarazioni pubbliche successive. Il Manifesto di impegni valoriali di Pro Vita & Famiglia che firmò Tovaglieri era pubblico e volontario, non imposto.

Ecco perché l’accusa di «censura» crolla: come nessuno ha obbligato Tovaglieri a firmare, nessuno le ha impedito di recidere di fatto quel patto firmato. I nostri articoli pubblicati sul sito di Pro Vita & Famiglia, così come una mail che abbiamo voluto inviarle in privato prima della pubblicazione, le chiedono conto di un impegno che ha firmato lei, di suo pugno, con tanto di foto per la stampa e di intervista esclusiva. Impegno che noi avevamo diffuso ai nostri sostenitori, perché potessero farne le loro opportune valutazioni in sede di voto.

Ecco perché, quando il 29 luglio 2026 Tovaglieri si è schierata pubblicamente a favore di un ordine del giorno presentato dal capogruppo della Lega in Consiglio regionale della Lombardia Alessandro Corbetta, per finanziare con contributi e voucher pubblici la crioconservazione degli ovociti, e quando pochi giorni dopo, il 14 agosto 2026, ha chiesto pubblicamente che la crioconservazione sia «sostenuta dallo Stato con dei tetti di ISEE», con campagne informative inserite nei programmi di educazione civica, dichiarando di ritenere «ingiusto limitare l’utilizzo degli ovociti soltanto alle donne che hanno un partner», siamo rimasti stupiti. Gli ovociti si conservano per poi essere utilizzati nella fecondazione artificiale: un’industria che si nutre della produzione di embrioni, prodotti, selezionati, congelati, eliminati; esattamente ciò contro cui si era impegnata firmando il Manifesto, che al terzo punto impegna i sottoscrittori a: «contrastare la pratica dell’utero in affitto, il mercato dei gameti e la sperimentazione sugli embrioni». Inoltre, il 3 settembre 2026, ovvero il giorno dopo l’approvazione della legge veneta sul suicidio medicalmente assistito, Tovaglieri ha dichiarato: «Sul fine vita ci vuole coraggio. Basta tatticismi, il centrodestra segua l’esempio del Veneto», venendo meno al primo impegno del Manifesto, cioè «difendere la vita dal concepimento alla morte naturale, assicurando che la dignità di ogni essere umano promossa dalla Carta sia rispettata e protetta in Europa a prescindere da qualsiasi condizione personale».

Preso atto di queste dichiarazioni, abbiamo scritto a Tovaglieri una lettera privata, informandola che avremmo reso pubblica la rottura del patto da lei firmato. Non abbiamo mai ricevuto risposta e abbiamo ritenuto un dovere avvisare chi, fidandosi delle nostre indicazioni elettorali, aveva contribuito all’elezione di Tovaglieri: da qui i due articoli sul nostro sito. Certamente Tovaglieri ha avuto diritto di revocare, a spoglio avvenuto, l’impegno preso, ma altrettanto certamente noi avevamo il dovere di avvisare chi aveva votato seguendo le nostre indicazioni.

Per quanto riguarda i commenti social critici, sono apparsi sotto i post della stessa Tovaglieri prima della pubblicazione dei nostri articoli. Non li abbiamo scritti né tanto meno organizzati noi: provengono dai suoi elettori e follower delusi. Ed è eloquente che uno dei più duri, forse il più duro, sia stato scritto da una donna con disabilità motoria, che «lotta ogni giorno per curarsi, per lavorare, per sopravvivere» e che ha chiuso con un ironico «grazie di tutto, di cuore» che fa male leggere. Anche lei è una donna, anche la sua è una posizione personale e sofferta, e nessuno l’ha difesa dalla piazza digitale. Noi quella voce l’abbiamo riportata. Chi in questi giorni si è indignato per i toni del dibattito non l’ha nemmeno nominata. Certo, come sotto i nostri post si trovano purtroppo commenti inqualificabili, ce ne saranno probabilmente anche sotto i suoi e derubricare il dissenso a questi pochi commenti ci pare quantomeno imprudente. Un politico che non sa stare nel dissenso, che non sa confrontarsi con i propri elettori, perde un’occasione d’oro.

Dopodiché l’autore dell’articolo a cui replichiamo, senza entrare nel merito di alcune affermazioni di Tovaglieri né del Manifesto firmato, ci lapida con un «non vogliono proteggere la vita, vogliono controllare le coscienze», come se noi avessimo chiesto a Tovaglieri di tacere, anziché di non spendere la sua firma sul nostro Manifesto sostenendo il contrario di ciò che quella firma dice.

È poi doveroso venire alla questione che l’articolo di Di Bartolo, pur non affermandolo mai chiaramente, lascia intendere che la nostra critica a Tovaglieri è stata fatta perché donna. Nulla di più falso. Abbiamo usato – e lo faremo ancora in futuro, se sarà necessario – lo stesso metro di giudizio per qualsiasi politico che provi a tenere insieme la difesa della vita con il suicidio assistito, la crioconservazione degli ovociti con il divieto di manipolazione degli embrioni. Si deve poter commentare e dissentire nel merito della proposta politica di qualsiasi esponente politico, uomo o donna che sia. Per questo la descrizione di un europarlamentare «isolata, delegittimata e data in pasto alla piazza digitale» è ridicola. Una parlamentare eletta non è una parte fragile da proteggere dalle domande: è una rappresentante che risponde di ciò che dice e propone, esattamente come un collega uomo. Trattare una donna eletta come qualcuno a cui non si può chiedere conto non è rispetto: è la forma più antica del paternalismo, quella che concede alle donne la tribuna ma risparmia loro il contraddittorio. Un’associazione come la nostra, il cui direttivo conta anche donne, sa bene che la parità si dimostra trattando le donne come si tratterebbe chiunque altro.

Per questo, dal momento che l’onorevole Tovaglieri ha dichiarato di essere «pronta a confrontarsi con Pro Vita e Famiglia», accettiamo, pubblicamente e senza condizioni: siamo disponibili a un confronto sul fine vita e sulla procreazione artificiale, nella sede e nella data che preferisce, anche ospitato da questo giornale. Portiamo noi il testo del Manifesto, lei porti le sue ragioni.

Antonio Brandi, presidente Pro Vita & Famiglia, 19 settembre 2026

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