Quando si diceva che i pro-Pal nostrani sarebbero stati talmente sfacciati da sostenere che Hamas stesse agendo come un novello movimento di partigiani liberatori, commettendo sistematicamente delle atrocità, si stava scherzando e non si pensava che ciò potesse accadere sul serio. Ebbene, è accaduto. Per moltissimi in Occidente quella dei jihadisti non è un’organizzazione terroristica che è tornata, subito dopo l’armistizio, a vessare la popolazione palestinese, no: Hamas è un movimento partigiano.
Scrive uno dei più fervidi sostenitori della causa palestinese dal fiume al mare (di cui non riportiamo nome e account Instagram per non concedergli ulteriore pubblicità gratuita): “Chi si scandalizza e si straccia le vesti per le esecuzioni sommarie in strada a Gaza da parte delle brigate al Qassam non ha studiato mezza pagina di storia, o è in malafede, o entrambi. Queste pagine noi le abbiamo viste pari pari durante la Resistenza italiana”. Capite a che punto siamo arrivati? I miliziani di Hamas sono dei membri della Resistenza. Poco importa che in Italia i partigiani erano eterogenei, di vedute politiche e ideali disparate e trasversali e avevano come obiettivo la liberazione dal nazifascismo, mentre i jihadisti hanno come unico obiettivo l’imposizione della loro leadership attraverso la Sharia ad un popolo già stremato. Entrambi i movimenti hanno commesso dei crimini efferati, quindi sono uguali.
Va ricordato altresì, in modo da inquadrare definitivamente il soggetto, che l’esponente dei pro-Pal sopra menzionato (definitosi nella bio di Instagram amante della geopolitica e con più di 60mila follower) è stato lo stesso che ha condiviso il video di un deltaplano mentre sorvolava una manifestazione per Gaza in Italia (un chiaro richiamo all’attentato del sette ottobre, nel quale i terroristi islamici si sono introdotti in Israele volando con quel mezzo e sparando dall’alto) scrivendo “Do you remember?”. E tutte queste voci che avallano il male ci fanno forse pensare che non esiste più una via per difendersi dalla vergognosa campagna di legittimazione dell’estremismo islamico che sta avvenendo nelle nostre comunità. È un fenomeno scandaloso e pericolosissimo. Una ideologia che alza la voce e non si vergogna di ostentare e di mostrare quanto brami sopprimere le idee di chi la pensa in maniera difforme.
Ad esempio: oggi sostenere che alcuni video dalla Striscia siano stati sceneggiati e montati appositamente da Hamas (fatto confermata da una enorme quantità di fonti certificate) equivale ad essere bollato come un moderno terrapiattista, come un negazionista della peggior specie che merita il licenziamento, il silenzio, l’annullamento sociale. E la repressione delle voci fuori dal coro ormai viene chiesta a gran voce e senza timori dal branco: vedasi il caso di Incoronata Boccia che con lucidità ha sostenuto una posizione forte, ovvero che non esistono prove dirette dell’Esercito israeliano che spara direttamente e deliberatamente sulla popolazione palestinese inerme.
Un errore imperdonabile che va contro il mainstream, contro le canzoni strappalacrime di artistucoli confezionate in fretta e furia per i reel dei cortei, contro la potentissima e iper-redditiva struttura pro-Pal. Chi oggi mette in dubbio la veridicità delle testimonianze giunte da un territorio comandato da un’organizzazione terroristica (una cosa legittima, dunque) rischia la sua reputazione e il suo lavoro. Un problema gravissimo, che fa coppia con un altro problema gravissimo, cioè la normalizzazione del terrorismo islamico sui nostri social e nelle nostre piazze. E allora una cosa bisogna avere il coraggio di dirla. Forse, Boccia ha proprio ragione: il giornalismo a Gaza si è davvero suicidato.
Alessandro Bonelli, 17 ottobre 2025
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