
Reperto 33. Sembra il titolo di uno di quei vecchi gialli Mondadori che si trovavano nelle edicole delle stazioni e aiutavano a passare l’inesorabilità di un treno, è il riassunto di quella farsa sempre più televisiva in cui trascende il cold case Garlasco 2, la vendetta: per conto di chi, chi, chi, chi, in danno di chi, chi, chi, chi? Su questa testata diamo conto a più voci degli sviluppi e gli sviluppi sono volumi sempre più sconcertanti: le telecronache del delitto si sfondano di eccitazione per un incidente probatorio, che è routine investigativa a lungo rilascio, si eccitano per le nuove prove estrapolate o escogitate dai nuovi stranamore in tuta bianca che entrano ed escono dalla scena del delitto come astronauti, roba che fino a ieri ce la sognavano, signora mia, tutto un tripudio fantatecnologico di scanner, sonde, raggi fotonici, alabarde spaziali, poi va a finire come i crauti di Monica Vitti che non erano crauti e non era neanche quella volta lì.
I crauti della situazione sarebbero per l’appunto il reperto 33 della mano insanguinata dell’assassino sul muro, e chi sarebbe se non Sempio, la new entry sulla scena del crimine? Sparata come uno schiaffo dal Tg1, questa mano “forse” non è una mano, forse non imprime sangue, e forse non fu neanche quella volta lì; di sicuro c’è solo che il relativo reperto, il 33, non si trova più, è sparito e nessuno capisce come, almeno ufficialmente. Completa il capolavoro la maldestra conservazione di altre impronte su fogli di acetato anziché fascette adesive ad hoc. Alabarda spaziale!
A questo punto smettiamo col sarcasmo e diciamo qualcosa di sgradevole: questa sarabanda di prove che non provano, di prove che mancano, sono sparite o sono fatte sparire? Non c’è mistero italiano, pubblico o privato, che non preveda l’evaporazione di elementi considerati decisivi e Garlasco 2, la vendetta non fa eccezione: per conto di chi, chi, chi, chi, al gioco di cui, chi, chi, chi?
Perché qui tutti alludono, rimandano, perché si scava nelle chat, nei messaggi si direbbe con disperazione, alla ricerca di chissà che, perché l’avvocato di Sempio continua a “sognare” scenari alla Agatha Christie per dire senza dire? La sensazione è di un verminaio dove tutti sanno qualcosa, negano qualcosa, dirottato qualcosa come in ogni villaggio dove tutti si conoscono e magari sono mezzi imparentati e comunque collusi, compromessi. Al cronista che di queste storie ne ha seguite, non possono scappare domande sospette, se volete malevole: per dire, l’ostinazione dei genitori si deve solo alla abitudine del colpevole certo, l’ex moroso? C’è chi ha interesse e peso per far pregiudicare certe prove sottoforma di incidente, e non probatorio? Come fa la conservazione a trasformarsi in deperimento organico senza che nessuno ne risponda e tutto sommato neppure si scomponga?
Come si fa a tirare in ballo o a escludere in modo chirurgico possibili mani da un gruppo di amici che andavano e venivano per casa, mettevano le mano sul computer di Chiara, visionavano la qualunque, gente che si spostava in gruppo, transumava, si amava, si odiava, si tradiva, “il mio piccione al telefono mi dà soddisfazione, l’altro mica tanto” diceva Chiara e uno non sa che pensare, che concludere, sa solo che mentre questa ragazza da parrocchia confidava la sua presunta bigamia si preparava a morire.
Difficile compito degli inquirenti, e difficile orientarsi tra le opposte esigenze della verità giudiziaria, probatoria, e la finzione spettacolare. Resta la desolazione di una caccia allo scoop più che al colpevole, di un colpevole più che alla verità, di un altro sogno più che della realtà. E tutti che parlano, parlano, in un rumore di fondo stordente, che istupidisce, tutti che ne approfittano per mettersi in spolvero, hai visto mai ci scappa una candidatura o un reality. Del resto, se ad occuparsi di nera e giudiziaria ormai si avventura anche qualche sciacallona specializzata in provocazioni alla vaccinara, tutto diventa possibile. E possibile non significa plausibile, significa che vale tutto, che meno una cosa è seria e più ha possibilità di imporsi, come quella occupatrice che chiede di salvarla, con l’impunità dei potenti, alla stessa che vorrebbe a testa in giù.
Max Del Papa, 20 giugno 2025
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