Ucraina e Medio Oriente sono diventati il palcoscenico dell’ipocrisia mondiale. In Ucraina la Russia ha aggredito e l’Ucraina ha il diritto di difendersi. Ma l’Occidente ha trasformato questa tragedia in una guerra per procura, alimentata con miliardi di tasse sottratti ai cittadini. Governi incapaci di tagliare un euro di spesa clientelare trovano improvvisamente risorse infinite per comprare armi e debito pubblico.
In Israele e Palestina la situazione è ancora più paradossale. Da troppi decenni la comunità internazionale impone “soluzioni collettive” che non risolvono nulla: conferenze, piani di pace, spartizioni decise nei palazzi. Ma i diritti non appartengono ai popoli astratti, appartengono agli individui. Ogni israeliano ha diritto di vivere sicuro senza minacce e missili di Hamas, e ogni palestinese ha diritto di non essere trattato come ostaggio perenne o sfollato senza terra. Finché si continuerà a parlare di popoli da contrapporre, e non di persone da liberare, la pace resterà una farsa. Non è lo Stato israeliano o l’Autorità palestinese a dover “firmare la pace”, ma milioni di individui a cui vanno restituiti vita, libertà e proprietà. Tutto il resto – dai proclami ONU ai negoziati di potenza – è carta straccia.
Il filo conduttore è lo statalismo armato: governi che si nutrono della guerra per rafforzarsi, leader che usano i cittadini come carne da cannone per mantenere il potere e i contribuenti come bancomat. È la solita menzogna: parlare di pace mentre si finanziano conflitti senza fine per mantenere o allargare il potere.
L’incontro tra Putin e Trump, seguito dal confronto di Trump con Zelensky e i “volenterosi” europei, sembra offrire una nuova via d’uscita. Ma se la pace resta un compromesso tra leader e Stati, sarà l’ennesima illusione. Perché la vera svolta non arriva da chi siede nei vertici, ma da un principio semplice e rivoluzionario: la pace non si firma tra governi, si costruisce riconoscendo la Libertà degli individui e riducendo il potere degli Stati.
Andrea Bernaudo, 20 agosto 2025
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