Censura o no, ma era proprio necessario invitare Ghali alle Olimpiadi?

Grande polemica sulla presenza del rapper alla cerimonia di apertura. A Sanremo accuso Israele di "genocidio". Bastava lasciarlo a casa

7.2k 35
ghali olipiadi

Che questo governo, come ogni governo, più di ogni governo, voglia durare ad ogni costo è palese e per durare occorre non scontentare nessuno o almeno accontentare un po’ tutti (e non funziona lo stesso, perché l’appetito vien mangiando). Però c’è o dovrebbe esserci un limite, se non di decenza almeno di buon senso: suona surreale, trentatrè volte surreale la decisione del governo di destra, a riguardo delle olimpiadi invernali da tenersi in due regioni di destra, di invitare, peraltro nel giorno della Memoria, il rapper Ghali, idolo della sinistra più rossa della rivoluzione d’ottobre, le cui opinioni peraltro conosciamo tutti (meno chi dovrebbe conoscerle). Più surreale ancora, e siamo già ad Achille Campanile, le accorate raccomandazioni di chi lo ha raccomandato, anzi nominato, sentite che roba il ministro sportivo Abodi: “Ghali a Milano-Cortina? Non esprimerà il suo pensiero. Le caratteristiche della cerimonia di apertura sono centrate sul rispetto. Questo azzera i rischi di libera interpretazione. La scelta degli artisti si associa anche alla scelta delle performance, sicuramente su quel palcoscenico, al di là del vissuto di ogni artista, non ci saranno equivoci sull’indirizzo di carattere ideale, culturale e anche etico”. Della serie: ti tiro dentro ma a patto che ti snaturi. Fossi io Ghali, ci andrei giù duro solo per un fatto di dignità. Quella che il governo dimostra d’essersi perso per le piste di sci. Arriva poi il monito, o avvertimento, o chissà chi lo sa, della presidente Ucei Noemi di Segni, che ha almeno l’attenuante di non entrarci niente, e a domanda risponde (ma risponde male): “È chiaro che spero che Ghali abbia ricevuto delle indicazioni o delle linee a guida” suol “ruolo che deve svolgere. Quindi spero capirà cosa deve fare in quel contesto e in quel momento”.

E due. E dài. Insomma lo chiamano ma gli dicono di fare il bravo. A Ghali, che a Sanremo invocava “stop al genocidio” e si può discutere ma insomma la posizione è chiara. E non era la prima volta e non sarebbe stata l’unica, nei giorni seguenti il rapper di Baggio dalle origini tunisine avrebbe rincarato la dose, anche sui social, segnalandosi come un paladino della causa palestinese, e di questa coerenza gli si deve dare atto, ma avventurandosi in territori scivolosi al limite di certe complicità morali. Lasciamo perdere. Certo che a ‘sta stregua potevano chiamare direttamente Roger Waters che ben prima del 7 ottobre ai concerti faceva volare un maiale gonfiabile con la stella di David, uno talmente fanatico e fazioso (non a caso paladino del Fatto Quotidiano) che al suo cospetto Nolte e Faurisson letteralmente evaporano. Ora, nessuno pretendeva che per le Olimpiadi coinvolgessero, che so, un rabbino ultraortodosso conciato e cantilenante come Andy Luotto “l’ebreo israeliano”, ma insomma proprio un sostenitore di Hannoun dovevano scegliere? Proprio a rotolare dall’altra parte dovevano mettersi? In una occasione ufficiale, per investitura della massima istituzione amministrativa? Non pensano alle conseguenze diplomatiche? È un governo o una pro loco di paese?

Così, senza una logica, via di slancio a superare le colonne d’Ercole del surreale per addentrarsi nel demenziale. Insomma perché proprio il Ghali? Da dove arriva? Chi l’ha sponsorizzato? Lella Schlein, peraltro ebrea? I 5 stelle? Il cardinal Parolin? Quel mona de Casarin? La questione qui sta, non se il Ghali farà il bravo o meno bravo o cattivo. Siamo un Paese curiosissimo, tutti sempre a scannarsi nel segno delle larghe intese, larghissime, dilatate, un traforo, una voragine. Troppi Ghali nel pollaio del potere, e alla fine non si capisce mai davvero chi stia con chi, contro chi.

Ghali a Cortina: minchia sembra un cinepanettone. Surreale. Resta una domanda, ma esistenziale: ma questi, ci sono o ci fanno? E la risposta è che, facendoci, ci sono. O essendoci, ci fanno. Cambia niente, Milano-Cortina come Sanremo e poi tutti a tuffarsi nelle inevitabili polemiche. Ecco, forse lo fanno per questo, per tenere alto l’hype secondo la regola di Oscar Wilde: anche male di me, ma parlatene. Male, perdio!, come diceva il megadirettore Corrado Maria Lobbiam a Fantozzi alla cena della contessa Serbelloni Mazzanti Viendalmare. Si consola la Di Segni: “Sono fiduciosa che Ghali capirà cosa è chiamato a fare in quel contesto e in quel momento”. Com’è umano, lei… Pure noi siamo fiduciosi, ma che succeda qualche casino, perché questo a volte più che di Fantozzi pare un governo di Tafazzi. Salve ragazzi. Che inclusivi bisogna essere. Più forte, ragazzi: per corredare l’evento, perché non organizzare un simposio patrocinato dalla presidenza del Consiglio intitolato “Dal fiume al mare” con Rula Jebreal, Ale Di Battista, Francesca Albanese, Ilaria Salis, Alessandro Barbero, Moni Ovadia, Gad Lerner, il tipo di Bitini e Greta? In collegamento Hannoun e l’imam di Torino, quello che manda a dire alla premier “Se alzi la testa, la paghi”. Che inclusivi bisogna stare, che l’esclusione fa male al re. O al presidente, ma è l’è l’istess.

Max Del Papa, 27 gennaio 2026

Nicolaporro.it è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati (gratis).

Seguici sui nostri canali
Exit mobile version