Secondo quanto riferisce El Faro de Ceuta, la crisi migratoria nella città autonoma continua a provocare gravi tensioni anche dopo la fine degli sbarchi di massa. Nella notte tra domenica e lunedì la Polizia nazionale è intervenuta nei pressi del padiglione Díaz Flor dopo due chiamate al numero d’emergenza 112. Alcuni residenti avevano segnalato una presunta violenza sessuale ai danni di una giovane, attribuendola a un gruppo di migranti irregolari.
Giunti sul posto, gli agenti hanno individuato un gruppo di stranieri, ma non hanno trovato alcuna vittima né è stata presentata una denuncia. Durante il controllo, però, uno degli uomini si è avvicinato a un poliziotto brandendo un machete. L’agente ha esploso alcuni colpi in aria per fermarlo e proteggersi, facendo scattare la fuga del gruppo.
L’uomo armato ha tentato di sottrarsi all’arresto raggiungendo il mare nella zona dell’Almadraba. È stato quindi necessario l’intervento dei sommozzatori dei GEAS della Guardia Civil, che hanno collaborato con la Polizia fino alla cattura del sospetto. La presunta aggressione sessuale non ha trovato riscontri, ma l’episodio ha comunque portato all’arresto dell’uomo sorpreso a circolare armato di machete.
Sono questi gli effetti dell’immigrazione incontrollata. Nelle prime ore dopo l’assalto di 80mila persone dal Marocco, i negozi di Ceuta hanno subito assalti e violenze da parte di chi cercava cibo e acqua. Ora almeno 75mila marocchini sono tornati a casa, ma ne restano 3-5mila nelle strade di una città abitata appena da 75mila residenti. Un numero enorme, che sta costringendo il governo di Pedro Sanchez – quello che predicava accoglienza – a dare la “caccia” agli irregolari, a caricarli sui furgoni per poi riportarli al confine.
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