
Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha annunciato venerdì le dimissioni del suo capo di gabinetto, Andrii Yermak, una delle figure più influenti del governo e negoziatore di primo piano nei colloqui internazionali. La decisione è giunta poche ore dopo che l’abitazione di Yermak, situata all’interno del complesso presidenziale di Kyiv, è stata perquisita da due agenzie nazionali anticorruzione.
Un cambio ai vertici in un momento delicato
Le dimissioni rappresentano uno scossone all’interno dell’amministrazione, mentre Kyiv si trova sotto crescente pressione statunitense per accelerare il raggiungimento di un accordo di pace, a quasi quattro anni dall’inizio dell’invasione russa.
Zelensky, che per anni aveva respinto richieste interne ed esterne di sostituire Yermak, ha riconosciuto che la situazione politica attuale non consente divisioni: «Non abbiamo il diritto di arretrare o dividerci. Se perdiamo la nostra unità, rischiamo di perdere tutto: noi stessi, l’Ucraina, il nostro futuro», ha dichiarato.
Nell’annunciare un “reset” dell’ufficio presidenziale, Zelensky ha precisato che Yermak aveva presentato ufficialmente le dimissioni e che nel fine settimana sarebbero iniziate le consultazioni per la nomina di un nuovo capo di gabinetto. Il nome di Yermak non compare più nella lista dei funzionari incaricati del prossimo round di negoziati con gli Stati Uniti.
Le perquisizioni delle autorità anticorruzione
Le agenzie coinvolte nel blitz – il National Anti-Corruption Bureau of Ukraine (NABU) e la Specialized Anti-Corruption Prosecutor’s Office (SAPO) – hanno confermato che l’operazione riguardava Yermak. Secondo Oleksii Tkachuk, portavoce dell’ex capo di gabinetto, a Yermak non è stato notificato alcun avviso di indagine, elemento che escluderebbe al momento il suo coinvolgimento diretto come indagato. Tkachuk ha aggiunto che non sono stati forniti dettagli sulle motivazioni della perquisizione.
Yermak ha confermato su Telegram che gli investigatori hanno avuto pieno accesso al suo appartamento e che i suoi legali erano presenti. I media locali hanno riferito che anche il suo ufficio potrebbe essere stato ispezionato, ma gli inquirenti non hanno commentato.
Il contesto dell’operazione è il maxi–scandalo energetico da 100 milioni di dollari, attualmente al centro delle indagini anticorruzione e già responsabile delle dimissioni di due ministri. Non è tuttavia chiaro se le perquisizioni siano direttamente collegate al caso, e il portavoce del NABU, Anton Tatarnikov, ha rifiutato di fornire dettagli a causa delle restrizioni legali sulle indagini in corso. La presidente della commissione parlamentare anticorruzione, Anastasiia Radina, ha definito l’uscita di Yermak «meglio tardi che mai».
Reazioni politiche e pressione internazionale
Secondo quanto riferito da un deputato del partito di governo, Mykyta Porturaev, interpellato da Associated Press, la perquisizione ha aggravato una crisi politica già latente: «Aveva una responsabilità politica e, ovviamente, doveva lasciare», ha dichiarato.
Anche la Commissione Europea ha monitorato da vicino gli sviluppi. Il portavoce Guillaume Mercier, ha affermato a Radio Svoboda che le perquisizioni dimostrano il funzionamento delle istituzioni anticorruzione ucraine, sottolineando che la lotta alla corruzione resta un criterio fondamentale per il percorso di adesione all’Unione Europea. Al centro dello scandalo energetico si troverebbe – secondo gli investigatori – un imprenditore considerato ex partner commerciale di Zelensky. Quest’ultimo, fuggito all’estero, potrebbe essere processato in contumacia.
Le ombre sul cerchio ristretto di Zelensky
Negli ultimi anni diversi membri della cerchia ristretta di Yermak sono stati coinvolti in inchieste anticorruzione. Due suoi ex vice, Oleh Tatarov e Rostyslav Shurma, hanno lasciato il governo nel 2024 dopo indagini su presunte irregolarità finanziarie. Un terzo, Andrii Smyrnov, pur essendo stato oggetto di accuse di corruzione, è rimasto in carica.
Le pressioni sul presidente si sono intensificate dopo che, a inizio mese, una parte dei suoi parlamentari ha accusato proprio Yermak di dover assumersi la responsabilità politica dello scandalo, minacciando una possibile spaccatura interna. Zelensky aveva però difeso il suo collaboratore, invitando il Paese a «smettere con i giochi politici» in un momento in cui Washington preme per un compromesso con Mosca.
Un rapporto personale e politico di lunga durata
Yermak e Zelensky si conoscono da oltre quindici anni, dai tempi in cui il futuro presidente era un attore comico e Yermak lavorava come avvocato con interessi nella produzione televisiva. Entrato nella squadra presidenziale con il compito di gestire gli affari esteri, Yermak è stato nominato capo di gabinetto nel febbraio 2020. Da allora ha accompagnato Zelensky in tutti i suoi viaggi internazionali a partire dal febbraio 2022, diventando di fatto una delle figure più influenti e riservate del governo.
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