
Caro Presidente Simonelli, le scrivo da tifoso, non da nostalgico della Prima Repubblica quale, però, orgogliosamente sono. Da uno che guarda avanti, sì, ma che non vuole cancellare ciò che funzionava.
Domenica sera, per una volta – e grazie anche, immagino, a un imponente sforzo tecnico-organizzativo della Lega che Lei presiede – abbiamo rivisto le partite in contemporanea. Emozione vera, come non accadeva da anni. Un tuffo nel cuore, prima ancora che nel passato.
Per due ore il calcio è tornato a essere ciò che era ed è: un’esperienza collettiva. Un rito laico che univa l’Italia. Le radioline accese su “Tutto il calcio minuto per minuto”, le voci di Ameri, Ciotti e Luzi che si rincorrevano come frecce tra uno stadio e l’altro, l’ansia che cresceva ad ogni passaggio di palla. Ricordo ancora il Presidente Andreotti – che certo non era uomo da curve – con la schedina del Totocalcio sotto gli occhi e la bic in mano, intento a seguire i risultati come milioni di italiani.
E come dimenticare quel 14 maggio del 2000: lo scudetto della Lazio che si decideva all’Olimpico, mentre la Juventus giocava sotto il diluvio di Perugia. Collina che sospende la partita, poi la riprende, e noi aquilotti sugli spalti, in apnea. Con le radio accese, con le mani sudate, con lo stomaco in gola. Non solo per ciò che accadeva in campo, ma per quello che stavamo vivendo insieme, in diretta, senza filtri, senza spoiler.
Oggi, invece, il campionato è un puzzle scomposto: una partita il venerdì, una il lunedì, due il sabato e qualche brandello la domenica. Orari frammentati, emozioni disperse scombussolando l’organizzazione familiare. Il tifoso non vive più la giornata del calcio: ne consuma frammenti, senza più adrenalina.
Capisco bene le esigenze dei diritti televisivi, delle emittenti, degli sponsor. E anche i calendari intasati, come spesso ha ricordato Lei. Ma un campionato non può diventare solo un grafico Excel da ottimizzare. L’audience si misura anche in brividi, non solo in share.
E allora, Presidente, avanzo modestamente una proposta semplice, concreta, praticabile: che almeno le ultime tre giornate del prossimo campionato si giochino in contemporanea. Tutte le partite, tutte insieme. Non è nostalgia. È rispetto. Per il campionato, per i tifosi, per il gioco stesso. È anche una questione di equità sportiva: sapere i risultati degli altri mentre si gioca non è più calcio, è solo calcolo.
Lei, lo so bene, non è il responsabile di come siamo arrivati fin qui. Ma oggi ha l’opportunità di fare qualcosa. Non servono rivoluzioni. Basta un segnale. Un gesto che dica: il calcio italiano ha ancora un cuore che batte insieme.
Presidente Simonelli, provi a riportare il campionato a giocarsi – almeno alla fine – come un vero campionato. Tutto insieme. Tutto vero. Grazie per l’attenzione.
Luigi Bisignani, Il Tempo, 20 maggio 2025
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