
Il TAR Veneto ha giudicato illegittima la bocciatura di un alunno di seconda media “plusdotato“, avvenuta per il solo voto negativo in condotta, a fronte di “comportamenti inappropriati e reiterati”. Il tribunale ha accolto il ricorso dei genitori, sottolineando la mancata attivazione di un Piano Didattico Personalizzato e l’assenza di altre insufficienze accademiche.
Il ragionamento espresso nella sentenza è che la non ammissione alla classe successiva di un alunno plusdotato, senza carenze disciplinari da recuperare, avrebbe come conseguenza la ripetizione di argomenti già trattati e appresi. Questo acuirebbe la condizione di “noia” che ha causato i comportamenti devianti, rischiando di amplificare le condotte stigmatizzate e portando la scuola a tradire la sua missione di risolvere le problematiche di apprendimento dell’alunno.
Pur rispettando la decisione, credo che questa sentenza ci inviti a una riflessione più ampia sulla funzione fondamentale della scuola, che non è solo il luogo deputato all’istruzione e all’acquisizione di nozioni. Infatti, ha anche e soprattutto il compito imprescindibile di formare cittadini responsabili e rispettosi delle regole e delle istituzioni.
Se i “comportamenti inappropriati e reiterati”, che evidenziano una “immaturità comportamentale”, non possono essere gestiti anche attraverso un segnale forte come la valutazione della condotta, rischiamo di indebolire proprio questa essenziale funzione educativa.
La capacità di aderire a un codice di condotta e di rispettare l’ambiente scolastico e i suoi membri è una lezione di cittadinanza che va oltre la semplice acquisizione di competenze accademiche.
Giorgio Carta, 16 settembre 2025
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