Che gran caos Giuli: l’attacco alla Biennale per l’apertura ai russi

Il ministro chiede le dimissioni di Tamara Gregoretti dal Cda. Ma Salvini si schiera con la decisione di includere Mosca

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Giuli dialettica

Il 12 marzo 2026 il ministro della Cultura, Alessandro Giuli, ha formalmente chiesto a Tamara Gregoretti, rappresentante del Ministero della Cultura (Mic) nel Consiglio di amministrazione della Biennale, di rimettere il mandato. La decisione del ministro è giunta a seguito della scelta della Gregoretti, risalente all’11 marzo, di non avvisare il ministero della possibile riammissione della Russia alla 61° Esposizione Internazionale d’Arte di Venezia, prevista il 9 maggio, e di esprimersi favorevolmente sul tema.

Le reazioni alla riammissione della Russia

La decisione di riaprire il Padiglione russo ha suscitato svariate polemiche. Pietrangelo Buttafuoco, presidente della Biennale, ha sostenuto la scelta parlando di dialogo attraverso l’arte, nonostante le critiche di diverse parti politiche e istituzionali. Su tale sfondo, il segretario di +Europa, Riccardo Magi, ha descritto la questione come “una figuraccia del governo italiano”. Ha inoltre espresso preoccupazioni per le possibili ripercussioni sui fondi europei destinati alla manifestazione.

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Luigi Brugnaro, vicepresidente della Biennale e sindaco di Venezia, ha difeso la decisione, affermando che la democrazia richiede dialogo culturale anche con la Russia. Dalla stessa parte si colloca Alberto Stefani, presidente della Regione Veneto, che ha richiamato il suo partito, guidato dal vicepremier Matteo Salvini, a posizioni simili di apertura. Tuttavia, per il ministro Giuli e per alcuni Paesi europei, reintegrare il Padiglione russo rischierebbe di essere percepito come un messaggio ambiguo in un momento di tensioni globali.

“Sono serena e non ho intenzione di dimettermi, in quanto sono certa di muovermi in osservanza dello Statuto della Biennale di Venezia e dell’autonomia dell’istituzione, in base a cui i componenti del Consiglio di Amministrazione non rappresentano coloro che li hanno nominati, né ad essi rispondono”, ha detto la stessa Gregoretti in risposta alla richiesta di dimissioni di Giuli.

Critiche dalla comunità internazionale

Ventidue ministri europei hanno presentato una lettera contro la riammissione della Russia. Inoltre, l’Unione Europea ha ventilato la possibilità di ritirare i finanziamenti alla Biennale se la decisione di accogliere gli artisti russi non fosse ritirata. Nonostante ciò, personalità come il filosofo Massimo Cacciari e l’ex governatore del Veneto Luca Zaia si sono espresse a favore della scelta, considerandola un gesto necessario per promuovere la pace e il dialogo culturale.

La decisione di sostituire Tamara Gregoretti potrebbe avviare ripercussioni più ampie all’interno del Consiglio di amministrazione della Biennale. Affinché l’intero organo decada, dovrebbero dimettersi la maggioranza dei membri. Al momento, la sostituzione della rappresentante del Mic è l’unica misura concreta, anche se restano da valutare eventuali ulteriori sviluppi sul fronte internazionale e nazionale.

Ma i problemi potrebbero sorgere anche all’interno del governo. Critico verso scelta di Giuli, infatti, il ministro Salvini: “La cultura – così come lo sport – esprime un messaggio universale di unione”, ha detto il leader della Lega. “Così come è stato per le Paralimpiadi tutti devono essere coinvolti, nessuno escluso. Per questo a maggio sarò felice di tornare nella splendida Biennale di Venezia”.

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