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“Che Guevara era uno stupratore”. E scoppia il delirio in Consiglio

Il consigliere comunale FdI di Pisa, Maurizio Nerini, contro il Che. Sospesa la seduta, poi il dietrofront

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Durante una seduta del Consiglio comunale di Pisa il 22 maggio 2025, il consigliere Maurizio Nerini, esponente di Fratelli d’Italia, ha scatenato un duro scontro in aula. Nel suo intervento, Nerini ha definito Ernesto “Che” Guevara un “guerrafondaio” e uno “stupratore”. Le sue parole sono state pronunciate nel contesto del dibattito per conferire la cittadinanza onoraria pisana al Capar, centro di addestramento della brigata paracadutisti Folgore.

Richiamando un precedente conferimento onorifico al rivoluzionario cubano nel Comune di San Giuliano Terme, Nerini ha dichiarato: “Noto personaggio guerrafondaio, stupratore, chi più ne ha più ne metta. Va bene?”. L’episodio ha rapidamente sollevato tensioni e reazioni da parte dei consiglieri di opposizione.

Le reazioni dell’opposizione e la sospensione della seduta

Le affermazioni di Nerini hanno ricevuto una forte condanna dai consiglieri di minoranza. In aula sono state contestate le sue parole, soprattutto sull’accusa di stupro, priva di riscontri storici. La discussione si è accesa ulteriormente quando Nerini ha fatto riferimento ironico alla possibilità di chiedere scusa a Che Guevara, affermando: “Se viene il signor Che Guevara gli chiedo scusa”.

La protesta ha raggiunto un livello tale da portare il presidente del Consiglio comunale, Alessandro Bragagna, a sospendere temporaneamente i lavori dell’assemblea.

Le scuse e il dietrofront

Quando la seduta è ripresa, Nerini ha espresso delle scuse. Ha ammesso che le fonti a cui si era affidato non erano verificate e ha riconosciuto che, secondo gli esperti, Che Guevara non era stato uno stupratore. Tuttavia, ha continuato a considerare la figura del rivoluzionario controversa dal punto di vista politico, citando una presunta frase di Guevara: “Io amo l’odio”. Nel suo intervento, Nerini ha inoltre ricordato la revoca della cittadinanza onoraria a Benito Mussolini avvenuta in passato, sollevando perplessità sull’opportunità di togliere tale riconoscimento a persone già decedute.

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