
Secondo un certo vezzo di una parte della nostra informazione, dopo l’immane tragedia di Crans Montana, si è cercato di far passare il messaggio che da noi, il Paese dei bolli e della ceralacca, un fatto simile non sarebbe mai potuto avvenire. Detto fatto: alcuni giorni orsono, per fortuna senza vittime, in una discoteca di Crema hanno preso fuoco gli addobbi con le stesse modalità, ovvero a causa di una candela pirotecnica posizionata su una bottiglia, che ha provocato il devastante incendio all’interno de Le Constellation.
Ma non basta, durante i successivi sopralluoghi, la polizia ha riscontrato anche la presenza di minorenni all’interno del locale nonostante la serata fosse riservata ai maggiorenni, la mancata verifica dei documenti al momento della somministrazione di alcolici, oltre a due uscite di sicurezza oscurate da tendaggi e ulteriori irregolarità in materia di prevenzione incendi. Tant’è che il questore Carlo Ambra ha sospeso per 8 giorni la licenza dell’attività e 15 per un’altra discoteca di Cremona, dove gli investigatori avrebbero rilevato numerose violazioni: estintori privi di cartellonistica, documentazione mancante sull’omologazione degli arredi e sulla reazione al fuoco dei materiali, oltre a uscite di emergenza parzialmente ostruite da oggetti collocati lungo le vie di fuga.
E non è ancora finita. Secondo un classico atteggiamento reattivo, che come il battito di ali di una farfalla in America scatena una tempesta – in questo caso burocratica – dalla parte opposta del globo, sono stati disposti controlli in tutta Italia, arrivando persino al sequestro preventivo del Piper, storico locale capitolino.
Eppure appena il 10 gennaio, il titolare della celebre discoteca, Giancarlo Bornigia, in merito alla tragedia di Crans Montana, così si è espresso in una intervista rilasciata al Corriere della Sera: ”La normativa europea prevede che nei locali di pubblico spettacolo tutti i materiali presenti all’interno devono essere di classe A, ignifughi, e non devono produrre fumo né sgocciolare: durante le commissioni di vigilanza si verificano le schede tecniche di tutti i prodotti, dai fili elettrici ai tendaggi e alle sedute. Bar e ristoranti non sono sottoposti a queste regole ed è qui che nasce il problema. Suggerisco di creare una squadra interforze per monitorare gli esercizi abusivi che, a differenza delle discoteche, non sono censiti”.
E lo hanno preso proprio in parola, visto che il suo locale è stato ispezionato a fondo. Secondo quanto scritto nella disposizione di sequestro adottata dal questore (che dovrà comunque essere convalidato dal giudice competente), sarebbero stati riscontrati: la presenza di avventori superiore alla capienza prevista, la modifica non autorizzata degli impianti, insieme a condizioni igieniche sanitarie estremamente precarie. Inoltre, già nel maggio dello scorso anno, nel 60° anniversario dell’inaugurazione di uno dei locali cult italiani, il questore Roberto Massucci aveva firmato un altro provvedimento di chiusura per troppe risse, abuso di alcolici e comportamenti sospetti da parte degli addetti alla sicurezza, con aggressioni e ferimenti.
Ora, tutto questo non sminuisce affatto le eventuali responsabilità dei due proprietari del bar-discoteca di Crans Montana – che hanno diritto, come tutti gli altri cittadini ad un giusto processo -, ma dovrebbe comunque farci allargare la vista sul mondo, in cui spesso la sicurezza assoluta non esiste, mentre esistono la fatalità, l’incuria e la cialtronaggine, anche se non è sempre detto che esse si traducano necessariamente in una tragedia. Come dire, anche nel settore a volte un po’ oscuro dei locali notturni, se qualcuno è senza peccato, che scagli la prima pietra.
Claudio Romiti, 20 gennaio 2026
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