Carlo Calenda non ha mai amato le mezze misure. E nell’intervista che mi ha rilasciato per il podcast Sette Vite lo dimostra ancora una volta: spigoloso ma coerente con l’idea che la politica debba essere prima di tutto responsabilità. Parte da lontano, dalla sua vita personale. “Sto con la stessa donna da quando avevo diciott’anni. Ho fatto il manager e pensavo l’avrei fatto per tutta la vita. Poi è cresciuta dentro di me la storia, e quindi la politica”. Si definisce “molto fortunato”, ma rivendica anche una scelta di libertà: “Faccio politica perché mi piace. E la faccio da uomo libero”. Libero soprattutto nel giudizio. “Se Meloni fa una cosa giusta, io la voto. Se fa una cosa sbagliata la contesto. Non riesco a dire il contrario solo perché sto all’opposizione”. Un approccio che, ammette, “costa molto. Ma io sono pagato per fare l’interesse del Paese, non per fare teatro”.
Il suo nuovo libro, “Difendere la libertà. L’ora dell’Europa”, è una riflessione geopolitica. “Non parla di me né del partito. Parla di quello che sta succedendo nel mondo”. Per Calenda siamo entrati in “una nuova età degli imperi”: “Gli Stati Uniti restano una potenza, ma più fragili. La Russia è danneggiata ma pericolosa. La Cina è aggressiva, soprattutto sul piano economico”. E l’Europa? “Potrebbe essere una potenza, ma non è stata fatta. Senza autonomia su difesa ed energia non saremo mai davvero liberi”.
Sulla guerra in Ucraina è netto: dialogo sì, ma solo se Mosca accetta un cessate il fuoco vero. “Ogni volta che Putin apre, poi chiede un altro pezzo di Ucraina. Così non si può”. E sul padiglione russo alla Biennale distingue tra cultura e propaganda: “Amo Tolstoj e Dostoevskij. Ma il padiglione è del governo russo, non degli artisti liberi”.
Calenda non evita i temi scomodi. Sulle alleanze è categorico: “Mai col Movimento 5 Stelle e con la Lega di Salvini. No way”. Con Renzi, invece, una frattura ormai definitiva: “Non puoi dire per anni che un’alleanza è il male assoluto e poi farla”. Sul denaro in politica è ancora più duro. “Io non ho mai accettato un euro da nessuno. Ma il vero scandalo è che un parlamentare deve dichiarare quanto guadagna, non da chi prende i soldi. È una follia”. Poi aggiunge: “Se fai politica, devi essere impeccabile”.
Si definisce diretto, qualcuno dice litigioso. Lui risponde così: “Ho un caratteraccio. Se penso che una cosa sia una sciocchezza lo dico. Ma voto i provvedimenti giusti da qualunque parte vengano”.
Racconta anche i propri errori. Nel 2016 partecipò a un incontro a San Pietroburgo dopo l’annessione della Crimea. “È stato un errore. Dovevamo essere più fermi con Putin”. L’autocritica non gli manca. Sulla vita privata è ironico ma fermo: niente amanti, niente gossip. “Ho una moglie, quattro figli, un lavoro totalizzante. Se la politica diventa un ventilatore di fango, io faccio un altro mestiere”. E quando gli chiedo chi sarà il prossimo Presidente del Consiglio, si concede una previsione inquietante: “Non so chi sarà. Ma sta arrivando un Armageddon finanziario ed energetico. E quando arrivano gli shock, la politica cambia”.
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