
Come riportato ampiamente dall’informazione nazionale, sul caso di Garlasco la difesa della famiglia Poggi, in una nota firmata dagli avvocati Gianluigi Tizzoni e Francesco Compagna, ha portato un attacco senza precedenti a chi sta portando avanti una seconda indagine sull’efferato delitto avvenuto in lomellina il 13 agosto del 2007. In particolare, nel testo si sostiene che i loro consulenti informatici avrebbero scoperto che una delle leggende metropolitane che ha contribuito a crocifiggere Alberto Stasi – il presunto e mai dimostrato movente basato sulla scoperta fatta dalla vittima nel pc del condannato di una cartella piena di immagini pornografiche – sarebbe realmente avvenuta.
Forti di questa acquisizione tutta da verificare, e che contrasta con quanto emerso dalla perizia del 2009 di Porta e Occhetti, nonché dal loro recente lavoro svolto pro veritate, i legali dei Poggi hanno sparato a palle incatenate contro il procuratore capo Napoleone e i suoi uomini. Il seguente passaggio non lascia spazio ad equivoci circa l’atteggiamento, a mio avviso del tutto inappropriato per chi opera nel campo della giustizia: “Secondo quanto evidenziato da più parti l’apertura di una nuova indagine a carico di Andrea Sempio sarebbe da ritenere funzionale a una richiesta di revisione della condanna irrevocabile pronunciata a carico di Alberto Stasi”. Ma non basta, ciò che segue appare ancor più lesivo delle prerogative di magistrati che starebbero semplicemente rispettando il principio dell’obbligatorietà dell’azione penale: “Come abbiamo più volte denunciato si cerca impropriamente di riabilitare l’assassino mettendo alla gogna la famiglia della vittima, senza alcuna considerazione delle prove che sono già state raccolte nel processo a seguito della prima sentenza della Cassazione.”
Per quanto riguarda, invece, la riproposizione di questo lunare movente, in cui la presunta visione di immagini pornografiche, realizzata nei pochi minuti in cui Stasi si assentò per far rientrare in casa il suo cane, avrebbe trasformato in un mostro sanguinario un ragazzo mite e incensurato, va anche detto che nell’ora e mezza successiva i due fidanzati lavorarono senza sosta alla stesura della tesi della tesi del “biondino dagli occhi di ghiaccio”, ma evidentemente, mentre egli stava producendo un lavoro congruo e proficuo – come dimostrato dalla perizia del 2009 – , nella sua mente già si faceva strada un irrefrenabile desiderio di vendetta nei riguardi della povera Chiara Poggi. Desiderio di vendetta che, tuttavia, rimase in standby fino alla mattina dopo, manifestandosi in una furia omicida senza alcuna premeditazione, così come la tanto decantata sentenza di condanna sostiene.
Sicuramente sul pianeta Marte anche questa ricostruzione potrebbe raccogliere un grande consenso, molto meno credo nel nostro banale mondo terrestre. Sta di fatto, battute a parte, che un numero crescente di osservatori si stanno chiedendo cosa spinga chi rappresenta la famiglia Poggi a sostenere in modo quasi disperato una linea di totale ostilità nei riguardi di chi sta legittimamente indagando su una vicenda dai tanti lati oscuri. Personalmente una idea me lo sono fatta, ma per prudenza e per rispetto di tutte le parti in causa, la tengo nel cassetto.
Claudio Romiti, 16 gennaio 2026
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