
In merito all’infuocato dibattito sul Dna che la dottoressa Albani, perito del Tribunale, attribuisce alla linea paterna di Andrea Sempio, intervistato da Lodovica Bulian per Quarta Repubblica, il genetista Pasquale Linarello si è tolto alcuni sassolini dalle scarpe.
Lo stimato esperto che, su incarico della difesa di Alberto Stasi, attribuì senza ombra di dubbio le due tracce di Dna rinvenute sulle unghie di Chiara Poggi al ramo maschile dell’attuale indagato, commenta così questa sua vicenda professionale: “Rimane un po’ d’amarezza, nel senso che chiaramente le parole che furono usate nei miei confronti e nelle mie valutazioni non furono sicuramente edificanti.” Ma poi aggiunge con un evidente e più che giustificato senso di soddisfazione: “È un po’ una rivincita adesso, e le valutazioni che sono state fatte dal punto di vista scientifico – riferendosi alle conclusioni della stessa Albani – sono quelle che feci io nel 2016″.
Per quanto riguarda poi l’indagine del 2017, che oggi vede indagati per corruzione l’ex procuratore Venditti ed il padre di Andrea Sempio, Linarello non fa sconti a nessuno. In merito al fatto che la difesa di Sempio venne in possesso della sua consulenza quando quest’ultima avrebbe dovuto essere coperta dal segreto istruttorio le sue parole sono nette: “Ci sono diverse anomalie, questa mia relazione che fa il giro è finita nelle mani degli avvocati di Sempio”. Infine, in merito alle stessa inchiesta lampo del 2017 il nostro rincara pesantemente la dose: “L’amarezza viene dalle parole utilizzate per il mio elaborato peritale all’interno della richiesta di archiviazione, dove si ritiene che io sia di parte e che la mia relazione tecnica sia priva di fondamento scientifico. Talmente priva di fondamento scientifico – sottolinea – che siamo ancora qui a discutere di quello che io avevo messo in evidenza nel 2016. Quel Dna, sebbene degradato, sebbene con dei limiti intrinseci, è un Dna comparabile. Lo compara il perito, lo abbiamo comparato noi, e matcha per 12 regioni delle 16 esaminate con il DNA di Andrea Sempio o della famiglia linea paterna maschile della famiglia Sempio. Il perito fa anche la comparazione con Alberto Stasi e nessuna di questi tracciati combacia con Alberto Stasi”.
Ebbene, proprio in merito alla categorica esclusione di Alberto Stasi da parte della dottoressa Albani, che per la cronaca Francesco De Stefano, il perito dell’Appello-bis, scrisse nelle conclusioni l’esatto contrario, ovvero di non essere in grado di escludere l’imputato di allora, mercoledì scorso, durante Mattino 5, in onda su Canale5, c’è stato un duro confronto tra Giuseppe Brindisi e Marzio Capra, storico consulente della famiglia Poggi.
In particolare, secondo il giornalista riportando una intervista rilasciata da De Stefano a Gianluca Zanella, il genetista avrebbe attribuito a Capra il suggerimento di inserire la contestata postilla finale nella relazione del perito, aggravando di fatto la posizione processuale di Stasi.
Ora, sebbene Capra abbia negato di aver espresso tale suggerimento, resterebbe comunque da capire il motivo per il quale un genetista illustre come De Stefano abbia voluto inserire una conclusione quando, anche secondo il parere di Linarello, sarebbe stato corretto fermarsi prima.
Oltre al fatto che, sebbene De Stefano considerasse all’epoca impossibile attribuire il Dna a qualcuno, ancor più inspiegabile fu la sua decisione di compararlo per ben tre volte con quello del “biondino dagli occhi di ghiaccio”. Ennesimo mistero del pasticciaccio brutto di Garlasco.
Claudio Romiti, 12 dicembre 2025
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