Cronaca

Ci sono due novità sulla Famiglia nel Bosco

Il lato oscuro degli allontanamenti. Nel nome della protezione dei bambini, esiste una catena di decisioni che lascia molte famiglie senza tutela

famiglia del bosco (2)

Mercoledì scorso, malgrado l’acqua stagnante della burocrazia stia logorando l’esistenza della cosiddetta famiglia nel bosco, registriamo due eventi significativi.

Il primo, di cui ha dato notizia il Tg1, riguarda i legali della coppia anglo-australiana i quali, senza usare mezzi termini, hanno presentato un esposto alle autorità competenti nel quale chiedono l’immediato allontanamento dal caso dell’assistente sociale che ha scritto le relazioni trasmesse al Tribunale dei minori. Relazioni che, a parere degli stessi legali, conterrebbero molte inesattezze ed eccessive forzature, come quella di far passare una banale intossicazione da funghi selvatici per un vero e proprio avvelenamento.

Il secondo riguarda la netta presa di posizione di Marina Terragni, responsabile dell’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza. La Terragni, in una conferenza stampa tenutasi a Roma, ha presentato un documento in 18 punti il cui titolo è tutto un programma: “Prelevamento dei minori, facciamo il punto”.

Come riporta AdnKronos, la Terragni ha dichiarato che “i casi recenti, come quello della famiglia nel bosco, hanno riportato al centro dell’attenzione la questione dei prelevamenti di bambini. Allo stesso tempo – tiene a precisare – all’Autorità arrivano segnalazioni di vicende ancora più problematiche nei quali i minorenni sono esposti a gravi rischi. Per questo motivo ho pensato fosse necessario fare chiarezza, con riferimento a normative e sentenze che ci consentano un più chiaro orientamento in materia”.

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Ma non basta, la garante raccogliere l’appello di quanti, a cui in questo giornale abbiamo voluto dare rappresentanza, sostengono che in Italia vi è un uso a dir poco disinvolto dello strumento estremo dell’allontanamento dei minori, e lo fa senza usare mezze misure: “L’allontanamento di un minore dalla famiglia deve tornare a essere una misura eccezionale, da adottare solo in situazioni grave pericolo. L’articolo 403 del Codice civile – spiega – prevede il prelevamento forzato solo quando i bambini vanno protetti da uno stato di abbandono morale o materiale o quando sussistono rischi imminenti per la salute. Secondo il Garante, questo però avviene anche nell’ambito di conflitti familiari, in contrasto con il diritto del minore di crescere con la propria famiglia”.

Si tratta certamente di una importante presa di posizione la quale, tuttavia, necessita di essere sostenuta da una adeguata azione legislativa che metta un argine ad una deriva che oramai è sotto gli occhi di tutti.

Tant’è che in questi giorni, come riportato in un articolo della Nazione, hanno rilanciato il loro grido disperato i genitori di due bambini di 9 e 5 anni, Harald e Nadzeya, a cui sono stati sottratti i figli con un blitz di poliziotti e assistenti sociali da ben 105 giorni.

Ebbene, costoro stanno vivendo una sorta di morte civile, poiché in tutto questo tempo non sono più riusciti a vedere i bimbi, condotti in una cosiddetta casa protetta ad essi totalmente inaccessibile.

Ebbene, ripetendo ciò che ha dichiarato di fronte a questo fenomeno Rita Dalla Chiesa a Quarta Repubblica, direi che proprio qualcosa proprio non va in questo delicato settore della giustizia.

Claudio Romiti, 29 gennaio 2026

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