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“Ci tocca pagare”: ora i comunisti si lamentano dell’Imu

Rifondazione Comunista chiede “più tasse sulle grandi ricchezze”. Poi piange se deve pagare l’Imu

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“Ci tocca pagare ogni anno un’enorme cifra come tassazione Imu per il nostro patrimonio immobiliare di sedi, acquistate grazie alle sottoscrizioni volontarie di militanti e simpatizzanti”.

Da chi arriverà questa frase di opposizione così netta alla patrimoniale annuale sugli immobili? No, non si tratta della Confedilizia, l’associazione storica della proprietà edilizia, bensì del Partito della Rifondazione comunista, “libera organizzazione politica della classe operaia, delle classi popolari, delle lavoratrici e dei lavoratori, delle precarie e dei precari, delle disoccupate e dei disoccupati, delle e dei giovani, delle donne e degli uomini che si uniscono per concorrere alla trasformazione della società capitalista e patriarcale e alla liberazione dell’umanità da ogni forma di oppressione, sfruttamento e discriminazione attraverso la costituzione di una società comunista e democratica, fondata sull’uguaglianza, la libertà e l’autodeterminazione”, come si legge nel suo statuto. Un partito che “si ispira al pensiero fondativo di Karl Marx e di Antonio Gramsci e partecipa ai movimenti anticapitalistici internazionali”, proponendosi di “rifondare teoria, prassi e organizzazione del movimento operaio per superare la società capitalista nel tempo presente, segnato dall’intersezione fra dominio di classe e genere, discriminazioni su base etnica e devastazione ambientale”. Un partito che, nel suo manifesto programmatico per le ultime elezioni politiche, proponeva “più tasse a chi ha tantissimo e meno tasse a chi ha poco. Tassa su grandi ricchezze (con innalzamento di quella di successione) e imposizione fiscale progressiva”.

Ebbene, questo partito comunista che più comunista non si può il 5 gennaio scorso ha diffuso una nota intitolata “Rifondazione: paghiamo Imu ma esclusi dal 2×1000, una palese ingiustizia”, nella quale – dopo aver segnalato di essere stato estromesso per il secondo anno dalla possibilità di beneficiare delle risorse del “due per mille” (il meccanismo di sostegno ai partiti politici attraverso la dichiarazione dei redditi), ha tuonato: “Segnaliamo che invece ci tocca pagare ogni anno un’enorme cifra (oltre 150mila euro) come tassazione Imu per il nostro patrimonio immobiliare di sedi, acquistate grazie alle sottoscrizioni volontarie di militanti e simpatizzanti. L’articolo 49 della Costituzione imporrebbe di esentare le sedi di partito dall’Imu come si fa per le chiese e l’associazionismo. Il parlamento dovrebbe intervenire per superare questa situazione antidemocratica e garantire a tutti i cittadini la possibilità di sostenere il partito per cui simpatizzano”.

Allora, com’è questa storia? La patrimoniale va bene per tutti tranne che per voi? Non siete felici di contribuire alla spesa per i servizi ai cittadini, specie più deboli, attraverso il vostro “patrimonio immobiliare”? Evidentemente no. Evidentemente le tasse sono belle solo quando colpiscono gli altri e le “ricchezze” sono “grandi” solo quando appartengono ad altri.

Giorgio Spaziani Testa, 9 gennaio 2022