
Qui al Bar gli avventori più storici ricordano un film a episodi del 1976, “Tre tigri contro tre tigri”, con Renato Pozzetto nei panni di un prete tentato dall’erotismo. Un religioso assai poco gradito in giro, ma lui non se ne dava per inteso e, scorgendo una scritta a spray sopra un muro, “Via don Cimbolano!”, concludeva: visto? Mi hanno dedicato anche una via…
È successo, finalmente, anche in quel di Vicofaro: via don Biancalani! E qui davvero non sono ammessi equivoci di sorta, salvo lui, il prete che si immergeva in piscina con tanti giovani clandestini africani. Niente di male nel garantire sollievo e magari svago, ma quella ostentazione andava oltre, suggeriva significati per niente simpatici. Avete mai vissuto in prossimità di un centro di raccolta di clandestini? È l’inferno in terra, anche se il don lo spacciava per paradiso: violenze, schiamazzi, spaccio, pericolo, sudiciume, questi che prendono il controllo della zona, della comunità, e i residenti si ritrovano a non poter più uscir di casa, terrorizzati; anzi, neppure nelle loro abitazioni si sentono più al sicuro. Questo è stata Vicofaro per una decina, forse una quindicina d’anni.
Col Biancalani che faceva come gli pareva, insultava, irrideva, ammoniva, aveva ridotto pure la chiesa un porcile, e non gli bastava mai. Alla fine, notate bene, è stata la stessa diocesi a intervenire, segno che quando vogliono, i cari prelati, possono ma non vogliono quasi mai perché il giro affaristico dell’accoglienza viene prima. Solo che il don aveva creato una situazione insostenibile anche per la curia, sempre più disertata e maledetta dai fedeli che letteralmente non ne potevano più, che non capivano che razza di carità fosse quella che li faceva vivere nell’incubo.
Alla fine, è sempre una questione di soldi. E il don è stato estromesso, privato della parrocchia, e i suoi cento e passa ospiti allontanati. Nunc redit animus! Però non può finire così. Chi ha avvelenato la vita di una comunità per anni andrebbe perseguito dalla giustizia civile e penale, spretato da quella ecclesiastica, perché ha creato un abominio. In quella piscina non c’era solidarietà, non c’era accoglienza, non c’era giustizia, non c’era innocenza; c’era, sott’acqua, roba che non vogliamo neppure sapere. Ma c’era.
E non si può concludere col fatidico “tutto è bene…”, perché la gente di Vicofaro nel frattempo ha perso la speranza, la fede, la salute e nessuno gliela rende, con buona pace dei Salisiani (non salesiani) di Avvenire che sull’accoglienza ragionano peggio dell’appena esautorato Mimmo Lucano (evviva). Via don Biancalani! E sappia, casomai si trovasse a passare nei paraggi, che qui al bar non è per niente gradito.
Il Barista, 2 luglio 2025
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