Cronaca

Clamoroso a Garlasco? “Una perizia scagiona Stasi”

stasi garlasco Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI
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Clamoroso in quel di Garlasco: secondo quanto riportano molti organi d’informazione, la perizia dell’anomopatologa Cristina Cattaneo scagionerebbe Alberto Stasi.

In particolare, quanto emergere dal lavoro della Cattaneo, unito alla famosa BPA (Bloodstain Pattern Analysis – Analisi dei Modelli di Sangue -) eseguita dai RIS di Cagliari, dilaterebbe moltissimo i tempi dell’efferato delitto, rendendo assolutamente granitico l’alibi del condannato in via definitiva.

A dare il la a questa nuova ondata di indiscrezioni su un caso che potrebbe dare un colpo di grazia a parrucconi di un sistema giudiziario troppo autoreferenziale ci ha pensato l’ottimo Luca Fazzo su il Giornale.

Questo un significativo passaggio del suo articolo: “Le sentenze che hanno condannato Stasi hanno indicato come finestre quella tra le 9,12, quando Chiara disattiva l’allarme, probabilmente per aprire la porta all’assassino, e le 9,35 quando Stasi riaccende il computer di casa. Nulla, negli esami patologici, conferma le 9,35, anzi le prime analisi indicavano come probabile ora del decesso le 11 del mattino. Di fatto, l’ora del delitto è stata fissata entro le 9,35 per poter condannare Stasi, e non su elementi scientifici. Secondo le sentenze definitive, Stasi nei ventitrè minuti a partire dalle 9,12 avrebbe avuto il tempo di uccidere Chiara, lavarsi le mani, prendere la bici, tornare a casa, riaccendere il computer. Difficile, ma possibile. Ora, allungando la durata dell’aggressione, l’alibi di Stasi diventerebbe assai più solido.”

In realtà, mi permetto di aggiungere, se inseriamo nella descrizione del giornalista lo smontaggio, la pulizia a fondo e il rimontaggio del sifone del lavandino del bagno, possiamo dire che siamo di fronte ad una ricostruzione impossibile, la quale in un mondo normale avrebbe dovuto far scagionare il “biondino dagli occhi di ghiaccio”.

Una ricostruzione che, vorrei sottolineare, “costringe i giudici dell’Appello e della Cassazione” ad accettare come un vero e proprio atto di fede lo spostamento all’indietro di circa due ore del momento in cui si è verificato l’efferato crimine.

Eppure fior di luminari nel campo delle scienze forensi, come ad esempio il genetista Marzio Capra – ex vicecomandante dei RIS di Parma e storico consulente della famiglia Poggi – che non perde occasione di spiegarci nei vari programmi televisivi quanto sia logica e perfettamente incasellata la sentenza che ha inchiodato Stasi.

Interpellato venerdì scorso da Pino Rinaldi, che spicca come ottimo esempio di giornalista garantista, ha dichiarato che la famosa perizia della camminata, ovvero un prova che non c’è, dimostrerebbe la sua colpevolezza oltre ogni ragionevole dubbio. In realtà, a parte il fatto che le scarpe a Stasi furono sequestrate il giorno dopo, forse al buon Capra è sfuggito che anche sotto le suole dei due carabinieri entrati per primi in casa Poggi, che non indossavano i calzari, non vennero rilevate tracce di sangue. Così come, da ciò che ha recentemente dichiarato Luciano Garofano, sembra che nemmeno al di fuori della villetta dei Poggi furono trovate impronte insanguinate. In questo caso, o a commettere il delitto sono stati gli alieni, i quali notoriamente si spostano comodamente in volo, oppure la prima indagine è talmente piena di cappellate, secondo una azzeccata definizione autocritica di Gennaro Cassese, il quale all’epoca guidava l’attività dei carabinieri di Vigevano, che forse hanno ragione i nuovi inquirenti a voler rifare tutto da capo.

Claudio Romiti, 26 ottobre 2025

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