
La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha dichiarato che lei, i ministri Antonio Tajani e Guido Crosetto e l’amministratore delegato di Leonardo, Roberto Cingolani, sono stati denunciati alla Corte Penale Internazionale (CPI) per concorso in genocidio. Secondo Meloni, si tratta di un caso unico al mondo e senza precedenti storici. Lo ha detto durante un’intervista a “Porta a Porta”, andata in onda il 7 ottobre 2025 su Rai 1.
La premier ha definito la vicenda “surreale” e ha parlato di accuse infondate rivolte al governo italiano per il suo posizionamento politico e le sue scelte sulla gestione delle armi e sul supporto a Israele dopo l’attacco del 7 ottobre.
Clima politico inasprito e minacce
Durante l’intervista, la presidente del Consiglio ha espresso preoccupazione per quello che ha definito un “clima imbarbarito”. Ha affermato che riceve regolarmente minacce di morte, tanto da non riuscire più nemmeno a segnalarle. Meloni ha attribuito parte della responsabilità a chi diffonde accuse come quella secondo cui il governo avrebbe “le mani sporche di sangue”.
Puntualizzando il rischio di tollerare atteggiamenti estremi, ha citato manifestazioni in cui sono stati esposti slogan inneggianti ad Hamas. “Vedo tante cose che cominciamo a considerare normali, ma normali non sono”, ha dichiarato.
Piano di pace per il Medio Oriente
La premier ha anche commentato la proposta di piano di pace per il Medio Oriente elaborata dall’ex presidente statunitense Donald Trump. Secondo Meloni, il piano rappresenta una base concreta per una tregua e prevede il rilascio degli ostaggi, il disarmo di Hamas e l’aspirazione dei palestinesi a un proprio Stato. Meloni ha sottolineato la convergenza di molti attori internazionali su questa proposta, inclusi paesi arabi, l’Unione Europea e persino Hamas, sebbene con alcune riserve.
Meloni ha ribadito che l’Italia sostiene attivamente questo percorso e ha espresso rammarico per la mancata unanimità del Parlamento italiano nel supportarlo.
Critiche alla CGIL e allo sciopero generale
Un altro tema affrontato dalla premier è stato il rapporto con la CGIL. Meloni ha criticato duramente il sindacato, definendo pretestuosi i quattro scioperi generali indetti durante il suo governo in poco più di tre anni. Ha evidenziato che questi scioperi sono stati organizzati “mentre aumentano i dati sull’occupazione, salgono i salari e diminuisce la precarietà”. Meloni ha accusato il sindacato di essere più interessato a sostenere la sinistra politica che i lavoratori.
Secondo la premier, l’unicità di uno sciopero generale su questioni di politica estera indica quanto la CGIL sia fuori dal quadro delle priorità del paese.
Misure economiche e sostegno al ceto medio
In vista della manovra finanziaria, Meloni ha dichiarato che l’obiettivo principale sarà quello di sostenere il ceto medio, includendo chi ha un reddito fino a 50 mila euro. La premier ha spiegato che l’attenzione del governo si era in precedenza concentrata sui redditi più bassi, ma che ora si vuole ampliare la platea con misure come il taglio delle tasse.
Ha aggiunto che il governo sta valutando la possibilità di coinvolgere nuovamente le banche per sostenere le famiglie italiane, una soluzione che era già stata adottata in passato. “Ci sono italiani che ancora devono essere messi in sicurezza”, ha spiegato.
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