Clima, il premio Nobel alle ricerche sbagliate

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L’ultimo libercolo da me scritto è titolato Non v’è alcuna emergenza climatica (21mo Secolo editore, 2021). Il titolo è lo stesso di una petizione, al cui testo io stesso ho contribuito, che un migliaio di accademici del mondo – con primo firmatario Ivar Giaever, premio Nobel per la Fisica – spedirono nel 2019 al Segretario Generale dell’Onu. Costui, però, deve aver usato la carta di quella petizione per avvolgervi il pesce. Nel detto libercolo, tra le altre cose, avverto di un possibile errore che non bisognerebbe commettere nell’interpretare i risultati di alcuni modelli climatici. La figura, che riporto nel libercolo, è la seguente e illustra il punto.

In essa, la curva nera rappresenta il clima sperimentale osservato. Dai modelli matematici che cercano di simulare il clima si ottiene la curva azzurra se nei modelli si includono solo i forzanti naturali,  ma si ottiene la curva rosa se, oltre ai forzanti naturali, si include anche il forzante antropico (cioè l’immissione in atmosfera di CO2). La conclusione – vedremo presto errata – sarebbe che il clima reale degli ultimi 50 anni è determinato dal forzante antropico. Il ragionamento è: se senza il forzante antropico i modelli non riproducono il clima e col forzante antropico sì, allora il forzante antropico è determinante per il clima.

Non sovviene, a chi fa questo ragionamento, che la ragione per cui i modelli non riproducono il clima quando si introducono i soli forzanti naturali possa essere che essi siano errati in partenza. E che l’accordo col clima sperimentale sia un artefatto, dovuto all’aver corretto l’errore ad hoc in modo da ottenere la curva rosa, portando così la curva azzurra a sovrapporsi con quella nera.

Per saperlo – scrivo nel mio libercolo – bisognerebbe usare i modelli coi soli forzanti naturali per gli anni del passato, quando il fattore antropico era certamente assente. Orbene, riproducono, quei modelli, il clima del passato? La risposta, ahimè, è no. I modelli climatici non riproducono i periodi caldi medievale, romano ed olocenico (in proposito la letteratura scientifica parla di “enigma olocenico”). Della cosa offro ampia documentazione nel libercolo. In definitiva, i modelli climatici sono sbagliati!

Il comitato che ha assegnato quest’anno il premio Nobel per la Fisica a Syukuru Manabe e Klaus Hasselmann, nel suo comunicato stampa ove ha inteso giustificare l’assegnazione del premio ha riportato la figura che segue affibbiandole il nome di “impronta digitale dell’origine antropica del riscaldamento globale”.

In buona sostanza, quelli del Comitato Nobel hanno commesso l’errore che io nel mio libercolo avevo avvertito che non andava commesso. In definitiva, almeno per quanto attiene a Manabe e Hasselmann – senza nulla togliere ai due valenti scienziati, cui va comunque il riconoscimento di aver affrontato il problema complesso più complesso che c’è, che è il problema climatico – il premio Nobel della Fisica di quest’anno è stato assegnato per risultati di ricerca sbagliati! A scanso di equivoci, il caveat contro quell’errore era stato lanciato, già due anni fa, dai mille accademici che sottoscrissero la petizione. Uno dei quali, ripetiamolo, è egli stesso premio Nobel per la Fisica.

Franco Battaglia, 11 ottobre 2021

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