Il comitato internazionale responsabile degli scenari ufficiali che alimentano i modelli climatici, i quali costituiscono la base della maggior parte della ricerca climatica prospettica e delle valutazioni dell’IPCC, ha pubblicato la nuova generazione di scenari climatici. Una notizia di grande rilievo: sono stati eliminati gli scenari più estremi che hanno dominato la ricerca sul clima per gran parte degli ultimi decenni, in particolare SSP5-8.5 e SSP3-7.0.
Si tratta di uno sviluppo di enorme importanza per la scienza del clima, che avrà un impatto duraturo sulla ricerca e sulle politiche.
I nuovi scenari provengono dal CMIP, un progetto del World Climate Research Programme, co-sponsorizzato dall’Organizzazione meteorologica mondiale, dal Consiglio internazionale per la scienza e dalla Commissione oceanografica intergovernativa dell’UNESCO. Nell’ambito del CMIP, giunto ormai alla sua settima edizione, opera un comitato responsabile dello sviluppo degli scenari necessari ai modelli del sistema Terra per prevedere il clima futuro. Questo comitato ha appena pubblicato il nuovo quadro di riferimento per gli scenari che sarà alla base del prossimo settimo rapporto (AR7) dell’IPCC e di gran parte della ricerca su cui esso si baserà.
In un articolo pubblicato lo scorso aprile viene presentata una nuova serie di sette scenari. Gli autori scrivono, a proposito degli scenari di emissioni estreme ormai obsoleti: «Per il XXI secolo, questo intervallo sarà più ristretto rispetto a quanto stimato in precedenza: nella parte alta dell’intervallo, i livelli di emissioni elevati del CMIP6 (quantificati dallo SSP5-8.5) sono diventati implausibili». Rileggete: gli scenari estremi sono implausibili.
Ciò che conta è che il gruppo ufficialmente responsabile dello sviluppo degli scenari climatici per l’IPCC e per la più ampia comunità scientifica abbia ammesso che gli scenari che hanno dominato la ricerca, la valutazione e le politiche climatiche durante gli ultimi due cicli del processo di valutazione dell’IPCC sono implausibili: descrivono futuri impossibili. Decine di migliaia di articoli di ricerca sono stati – e continuano a essere – pubblicati utilizzando questi scenari; un numero simile di titoli di giornale ne ha amplificato le conclusioni e governi e organizzazioni internazionali hanno integrato questi scenari implausibili nelle politiche e nelle normative.
Ora sappiamo che tutto ciò è costruito su fondamenta di sabbia. Perché è importante? Perché questi scenari sono parte integrante delle politiche globali.
Gli scenari più estremi, ormai implausibili, SSP5-8.5 e SSP3-7.0 non sono semplici costrutti accademici utilizzati in ricerche specialistiche. Sono radicati nelle politiche e nei regolamenti della maggior parte delle principali economie mondiali, presenti nelle più importanti istituzioni multilaterali e utilizzati negli stress test climatici che regolano centinaia di miliardi di dollari di capitale bancario.
Le valutazioni nazionali dell’impatto climatico negli Stati Uniti, nel Regno Unito, in Germania, in Canada, in Australia, in Giappone e nei Paesi Bassi utilizzano tutte SSP5-8.5 come scenario di riferimento. Il quadro di riferimento del Network for Greening the Financial System, utilizzato da oltre 140 banche centrali, ha impiegato uno scenario di «mondo serra» calibrato sul rischio fisico SSP5-8.5 negli stress test bancari condotti dalla Banca centrale europea, dalla Banca d’Inghilterra, dalla Reserve Bank of New Zealand, dalla Banque de France e dalla Federal Reserve statunitense.
L’abbandono degli scenari preesistenti di fascia alta da parte del CMIP7 dovrà propagarsi all’intera infrastruttura. Il meccanismo politico costruito su SSP5-8.5 e sugli altri scenari non plausibili è sistemico. Tutto ciò significa che gli utenti dei modelli climatici e dei relativi risultati basati su scenari preesistenti dovranno ora decidere se e come allinearsi alle più recenti conoscenze scientifiche oppure continuare a fare affidamento su ricerche obsolete.
Ora è ufficiale: le previsioni climatiche più catastrofiste, che – come mostrato più volte – non hanno mai trovato riscontro nella realtà e nelle serie storiche di eventi estremi, danni o decessi climatici, non hanno alcun senso e sono ufficialmente smentite dalla scienza.
Da vent’anni a questa parte la politica climatica ha determinato la politica energetica: è tempo che la politica energetica – sicurezza degli approvvigionamenti, disponibilità di energia a basso costo, rispetto ambientale e sostenibilità nel lungo periodo – torni ad avere il ruolo fondamentale che ha sempre avuto per la nostra società e che la politica climatica sia solo una componente di essa.
Gianluca Alimonti, 18 maggio 2026
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