Coccolano i Pro Pal e poi frignano: che imbarazzo a sinistra sulla Stampa

Redazione devastata e intimidazioni. Ma i giornalisti straparlano di "fascismo" e accusano pure la polizia

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la Stampa assalto

Ma guarda un po’. A Torino è andata in scena l’ennesima recita dei “pacifisti” che praticano la pace a bottigliate, bombolette e vandalismi. Decine di manifestanti Pro Pal – gli stessi che un giorno ti spiegano la geopolitica su TikTok e il giorno dopo sfasciano ciò che trovano – hanno occupato e vandalizzato la redazione vuota de La Stampa, vuota solo perché i giornalisti erano in sciopero. Coraggiosissimi.

Entrano, fanno il loro show, accusano La Stampa di essere “complice del genocidio a Gaza”, dipingono sui muri “Free Shahin” – il riferimento all’imam torinese Mohamed Shahin, ora in un Cpr dopo la revoca del permesso di soggiorno – e trasformano la redazione in un parco giochi per vandali: scritte, vetri imbrattati, scrivanie ribaltate, cestini per aria. Il tutto intervallato da “Fuck Stampa”, che immagino sia il loro contributo culturale al dibattito pubblico.

Il gruppetto è sbucato fuori dal corteo dei sindacati di base per lo sciopero generale. Che coincidenza! Quando c’è da protestare contro il capitalismo, eccoli. Quando c’è da devastare un giornale che non la pensa come loro, eccoli due volte. E qui arriva il punto che nessuno, ma proprio nessuno a sinistra si azzarderà mai a dire: altro che Meloni, governo “di estrema destra” e pericolo fascismo. Sono questi i signori che si comportano come gli squadristi degli anni Venti.

Non è una metafora. I fascisti assaltavano le redazioni dei giornali per “punire” chi non si allineava. Nel 1919 devastarono e incendiarono la sede dell’Avanti! a Milano. Nel 1922 attaccarono le sedi di giornali socialisti e popolari in mezza Italia. Le squadracce colpivano tipografie, redazioni, giornalisti. Oggi, esattamente un secolo dopo, cambiano gli slogan e le kefiah, ma il metodo è simile. Solo che non sono le camicie nere, i neofascisti o cattivoni di destra a mettere in opera il tutto. Sono i “sinistri” Pro Pal, gli antagonisti, gli studenti che scendono in piazza al grido Free Free Palestine.

La sinistra? Zitta. Anzi, imbarazzata. Perché li ha allevati. E adesso arriva il pezzo più comico di tutta la faccenda. Dove sono i professionisti dell’antifascismo? Dove sono i custodi della memoria repubblicana? Dove sono gli intellettuali col pugno chiuso da salotto e l’abbonamento a Repubblica? Scomparsi. Assenti. Silenziosi come pesci rossi. E perché? Semplice: li hanno coccolati. Per anni hanno giustificato e accarezzato ogni forma di attivismo radicale purché avesse il bollino “diritti”, “solidarietà”, “lotta contro l’oppressore”. Li abbiamo visti nei cortei, nelle università occupate, nei centri sociali: sempre tollerati, sempre capiti, sempre difesi.

E oggi? Oggi spaccano la redazione di un giornale. E invece di dire “vergogna”, la sinistra guarda altrove e si domanda se forse sia stata “una protesta un po’ accesa”. Certo, qualcuno – come la Schlein – ha espresso solidarietà alla Stampa. Ma se l’avesse fatto un gruppetto di estrema destra, saremmo già al ventunesimo giorno di lutto nazionale, con speciali Tv, fiaccolate e editoriali indignati. Ma qui poco e nulla. Silenzio per molti. Perché i loro “ragazzi” non si toccano.

Franco Lodige, 29 novembre 2025

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