Col taglio alle detrazioni Irpef lo Stato risparmierà molto meno di quel che dice

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Sfumata per sopravvenuti veti politici l’operazione di aumento secco dell’IVA camuffata da operazione di incentivazione della moneta elettronica, si fa sempre più pressante la ricerca di coperture finanziarie alternative, per riempire il buco di non meno di 5 miliardi che è stato provvisoriamente parcheggiato sotto la voce “entrate attese da misure di contrasto dell’evasione ed elusione fiscale”, il cui saldo complessivo è così schizzato ad un quanto mai ambizioso totale di 7 miliardi.

Una delle strade che stanno venendo battute con maggiore insistenza in queste ore è quella del taglio delle detrazioni fiscali.

Taglio che non viene ipotizzato in forma lineare, (ad esempio: riduzione della percentuale di detrazione dal 19% a una percentuale inferiore per tutti i contribuenti), bensì concentrato sulle fasce di reddito più elevate (ad esempio: esclusione del diritto alla detrazione per i contribuenti con reddito complessivo sopra una determinata soglia).

Dati alla mano delle dichiarazioni fiscali delle persone fisiche per l’ultimo anno disponibile (2017) sul database on line del Dipartimento delle Politiche Fiscali, il monte totale delle detrazioni Irpef vale ben 69 miliardi. Solo i meno esperti possono però farsi venire l’acquolina in bocca da questo pur rilevante ammontare, perché, di questi 69 miliardi, ben 42,8 sono riconducibili alle detrazioni per redditi da lavoro dipendente, autonomo e da pensione.

Tagliare queste detrazioni, che sono per altro già decrescenti all’aumentare del reddito complessivo del contribuente, significherebbe aumentare il cuneo fiscale sui redditi di lavoro e di pensione, cioè l’esatto contrario di quanto ambirebbe a fare il Governo. Ecco allora che da 69 siamo già scesi a 26,2 miliardi di detrazioni Irpef “aggredibili”, tra le quali però ben 12,3 miliardi sono dovute al coniuge, ai figli e agli altri familiari a carico.

Tagliare queste detrazioni, anch’esse per altro decrescenti al crescere del reddito, significherebbe depotenziare ulteriormente il già debole “fattore famiglia” nel calcolo dell’Irpef dovuta dai contribuenti.

Ecco quindi che alla fine il monte detrazioni Irpef “aggredibile” si riduce a 13,9 miliardi, di cui però ben 7,5 miliardi sono detrazioni per interventi di recupero o di efficientamento energetico del patrimonio edilizio che sono stati già effettuati negli anni scorsi, perché il meccanismo di queste detrazioni prevede la fruizione del beneficio per quote costanti nell’arco di 10 anni.

Tagliare questi 7,5 miliardi significherebbe dunque non agire sulle detrazioni per interventi futuri (con possibilità per i contribuenti di valutare il nuovo quadro normativo ed essere consapevoli se potranno fare conto o meno sulla detrazione), bensì retroattivamente anche sugli interventi già fatti l’anno scorso, due anni fa, cinque anni fa, eccetera, quando il diritto del contribuente è sorto.

Questa ipotesi, in termini di gestione del rapporto Stato-cittadino, è talmente aberrante da non poter che essere scartata a priori (sperando di non essere degli inguaribili ottimisti) e lo stesso ragionamento vale per gli 0,9 miliardi di detrazioni per interessi passivi annuali, relativi a mutui contratti per la prima casa negli anni passati.

Ecco che, alla fine della fiera, restano appena 5,5 miliardi di detrazioni Irpef “aggredibili”, di cui 3,5 sono rappresentati dalla detrazione per spese sanitarie.

Stabilire che queste detrazioni non spettano più a chi ha un reddito complessivo superiore a 55.000 euro, consentirebbe di recuperare coperture finanziarie per circa 700 milioni nei confronti di 1,6 milioni di contribuenti che subirebbero un aggravio medio Irpef di 437,5 euro.

Se invece si stabilisse che queste detrazioni non spettano più a partire da 100.000 euro di reddito complessivo, le coperture finanziarie recuperate sarebbero appena 200 milioni nei confronti di 410.000 contribuenti che subirebbero un aggravio medio di Irpef di 487,8 euro.

Numeri modesti in termini di contributo alla legge di bilancio.

Enrico Zanetti, 3 ottobre 2019

www.eutekne.it

 

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