Cronaca

Colpo di scena a Garlasco

Secondo gli inquirenti l’aggressione sarebbe iniziata al piano terra e si sarebbe conclusa sulle scale della cantina

delitto di garlasco Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI
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L’inchiesta sull’omicidio di Chiara Poggi continua a presentare punti non chiariti. La Procura di Pavia sta approfondendo nuovi elementi nell’ambito delle indagini che coinvolgono Andrea Sempio, mentre si attendono sviluppi tecnici che potrebbero incidere sulla ricostruzione dei fatti avvenuti a Garlasco.

Secondo le ipotesi investigative rese note dal Tg1, l’aggressione alla giovane sarebbe iniziata al piano terra della villetta, per poi proseguire lungo le scale che conducono alla cantina, dove sarebbero state inferte le ferite mortali. Gli inquirenti ipotizzano che l’autore del delitto possa essere risalito successivamente, osservando dall’alto il corpo della vittima. Al centro dell’attenzione vi sono ora le lesioni riportate da Chiara Poggi, la cui analisi potrebbe modificare la dinamica finora accertata.

È attesa la relazione dell’anatomopatologa Cristina Cattaneo, chiamata a chiarire la tipologia delle ferite, gli strumenti che le avrebbero provocate e la sequenza dei colpi. La consulenza potrebbe inoltre ampliare l’arco temporale dell’omicidio oltre i 18 minuti indicati nella sentenza definitiva della Cassazione che ha condannato Alberto Stasi. Parallelamente, si attendono le conclusioni dei Ris di Cagliari sull’impronta numero 33 individuata sul muro vicino al corpo della vittima, elemento che potrebbe portare a una nuova lettura della scena del crimine.

In questo contesto, Andrea Sempio ha ribadito la propria posizione nel corso di un’intervista rilasciata a “Quarto Grado”, in onda su Retequattro. “Sono innocente, c’è una tifoseria schierata contro di me”, ha affermato, spiegando di percepire una parte dell’opinione pubblica ostile nei suoi confronti. “C’è una tifoseria ormai schierata che ce l’ha con me. Parlo proprio di pubblico, parlo di persone non parlo di inquirenti o che. C’è proprio una parte che ormai è schierata come in una partita di calcio: ce l’hanno con me e via”.

Nel corso dell’intervista, Sempio ha sottolineato il peso emotivo della situazione: “Quella è stata una cosa che a un certo punto mi ha dato fastidio, perché posso capire i dubbi, posso capire che la narrazione che ci può essere sui media, magari, ha convinto alcune persone”. Ha poi aggiunto di sentirsi colpito soprattutto dalla delusione di chi sperava non emergessero elementi a suo favore. “Il resto, insulti o che, possono sparare tutto quello che vogliono, non mi tocca”. Guardando alle festività, ha dichiarato: “Che Natale passerò? Il più possibile sereno, ma comunque con quella nuvola all’orizzonte che sta sempre lì e che non puoi mandare via”. Sempio ha infine descritto il momento come particolarmente difficile, parlando di pressioni e di una possibile costruzione mediatica di un colpevole in assenza di riscontri decisivi: “Io credo che, come ho già detto, se non verrà fuori un appiglio forte tecnico allora bisognerà creare il ‘mostrò’”.

Anche il padre, Giuseppe Sempio, è intervenuto nel programma televisivo, descrivendo l’impatto della vicenda sulla famiglia. “Non è un Natale. Esci di casa e pensi che lo sia, ma per noi non lo è”. Alla domanda sulla volontà di continuare a difendersi, ha risposto: “Se ho ancora voglia di difendermi? Adesso più di prima. Adesso – risponde Giuseppe Sempio – si diventa cattivi. Noi stiamo i piedi per la cattiveria, la rabbia. È una vigliaccheria che si ripresenta di nuovo e che va avanti”. Giuseppe Sempio ha ribadito la convinzione dell’estraneità del figlio ai fatti: “Noi non avevamo niente da nascondere. Qui non c’è niente da nascondere. Mio figlio non c’entra niente. A casa mia i ragionamenti non si fanno più. Deve farli la giustizia. Noi sappiamo che la verità è la nostra, è solo la nostra. E ci sentiamo chiusi in un barattolo”.

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Nel corso dell’intervista, il padre di Andrea Sempio ha chiarito anche il contenuto di alcuni appunti sequestrati durante una perquisizione. In merito al riferimento a una cifra economica, ha spiegato: “La cifra di 20-30 euro si riferiva più che altro a un prospetto di spesa che dovevamo affrontare. Si parla sempre dei 20-30mila di cui dice la Finanza. Era un prospetto di spesa fatto in casa, un ragionamento sul capitale che avevamo tra banca e posta per affrontare le spese. Non c’erano 20-30 mila scritti: era solo un’ipotesi, un conto fatto in casa”.

Quanto alla parola “archivia” annotata su un foglio, Giuseppe Sempio ha precisato che “era solo una cosa che volevo capire io dagli avvocati: cosa significasse l’archiviazione, il contesto dell’archiviazione, che cosa comportasse”. Il secondo biglietto, con la scritta “1000 Lovati, 10000 Garofano”, sarebbe invece stato “un promemoria di quello che si pensava di arrivare ad affrontare, certe spese legali di mio figlio”.

Franco Lodige, 21 dicembre 2025

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