Coltellate a scuola, ora basta chiacchiere: tolleranza zero

Lame e baby gang non sono più emergenze isolate: è il momento di intervenire a gamba tesa

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egiziano accoltellato scuola

Non c’è molto da girarci intorno. Alla Spezia un ragazzo di 18 anni, Youssef Abanoub, è morto dopo ore di agonia. Colpito al costato da un coetaneo, Zouhair Atif, 19 anni, dentro un’aula dell’Istituto professionale “Domenico Chiodo”. Tutto in pieno orario scolastico. I soccorsi, la corsa in ospedale, la shock room, il tentativo disperato dei medici: niente è bastato. Un coltello da cucina, portato da fuori, ha messo fine alla vita di uno studente che frequentava quella scuola come migliaia di altri ragazzi ogni mattina. Il resto, le pagine e pagine di cronaca, persino le ricostruzioni su motivi sentimentali e vecchi dissidi, oggi contano fino a un certo punto. Resta un dato, freddo ma inevitabile: un diciannovenne è entrato a scuola armato di lama e ha dato delle coltellate a un compagno. E nessuno dovrebbe accettarlo come “fatto di cronaca”.

Il mondo politico ha reagito in massa. Le parole di cordoglio ci stanno, quelle di circostanza pure. Ma c’è chi, almeno, ha centrato il punto. La Lega non perde tempo: “Si approvi subito il nuovo decreto sicurezza […] introduce anche il divieto assoluto dell’uso di lame e coltelli, con aggravanti per il loro utilizzo in contesti sensibili come le scuole”. Nessuna timidezza, nessun tentennamento: un invito a procedere. E non a caso. Perché mentre studenti, docenti e famiglie si radunavano fuori dall’ospedale, in una scena surreale e tristissima, nelle stanze del Viminale il tema sicurezza tornava inevitabilmente al centro. Non per ideologia, ma perché la realtà ti obbliga.

Le norme ci sono. Il punto è farle entrare in vigore subito. Il sottosegretario leghista Nicola Molteni lo dice senza mezzi termini: “Oggi è necessario e urgente affrontare il fenomeno dell’uso delle lame nella criminalità giovanile: va fatta una riflessione sulla possibilità di un decreto, affinché se ne anticipi l’entrata in vigore”. Tradotto: basta perdere tempo. Il pacchetto sicurezza — previsto come disegno di legge — è pronto a finire sul tavolo del Consiglio dei ministri. Contiene misure concrete: responsabilità dei genitori, aggravanti per reati commessi vicino alle scuole, divieto assoluto di armi da taglio sopra i 5 centimetri, arresto in flagranza anche per i minorenni, sanzioni salate da 200 a 1000 euro per le famiglie. È tutto nero su bianco. E c’è di più: l’aggravante specifica per chi gira con il coltello vicino a scuole, giardini pubblici, stazioni. Con pene che aumentano fino alla metà. La collega di Molteni al Viminale, Wanda Ferro, è sulla stessa linea: “Le norme su cui sta lavorando il governo […] vanno proprio nella direzione di una ‘tolleranza zero’ sulle armi da taglio”. Piantedosi, dietro le quinte, spinge per un testo rapido, semplice da applicare e comprensibile a tutti — anche ai minori.

Realismo, non ideologia: questa è l’urgenza. Si può discutere di tutto. Ma non si può più fare finta che l’uso delle lame nelle baby gang o nei conflitti personali sia un fatto marginale. Non lo è. Non lo è da anni. E ogni volta che un altro ragazzo entra in classe con un coltello, scopriamo che forse avremmo potuto intervenire prima. Il sindaco di La Spezia, Pierluigi Peracchini, lo ha detto in modo crudo e destinato a fare discutere: “C’è una cultura nell’uso di questi coltelli che è veramente inaccettabile” e ha aggiunto che arriva “solo in certe etnie”. Affermazione forte, che farà discutere, ma che fotografa una realtà sotto gli occhi di tutti. Le veglie, le manifestazioni senza bandiere, il silenzio per rispettare la famiglia: tutto sacrosanto. Ma la politica ha un compito diverso. Impedire che un altro studente venga colpito da una lama in un’aula.

Questa vicenda tragica ci consegna un’urgenza che non si può più rimandare: sicurezza significa presenza dello Stato, regole chiare e applicate, responsabilità dirette. E quando serve, significa anche tolleranza zero. La domanda, allora, è semplice: a che serve un pacchetto sicurezza che entra in vigore “tra qualche mese” se i coltelli girano nelle scuole adesso? Il governo ha l’occasione — e il dovere — di accelerare. Non domani. Adesso.

Franco Lodige, 17 gennaio 2026

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