Quattordici anni fa, era il 2011, da curatore del Padiglione Italia della Biennale d’arte di Venezia, nell’anno celebrativo del 150mo dell’Unità d’Italia, riuscii in un’impresa folle e portentosa. Ribaltando l’abituale concezione che ho definito «mortuaria» per cui un ristretto numero di critici e curatori delimita un ristretto canone di artisti celebrati, coinvolsi 300 «appassionati incompetenti» in altrettanti «accoppiamenti giudiziosi».
Chiesi ad autorevoli testimoni del nostro tempo, letterati, filosofi, registi, uomini e donne della moda, della cultura, del teatro, di indicare liberamente un artista che per loro fosse rappresentativo del decennio appena trascorso. L’esito di quella straordinaria chiamata fu la Biennale più democratica di sempre, un padiglione che non apparteneva ai critici, men che meno al curatore, ma che veniva restituita agli artisti.
Vittorio Sgarbi, 18 giugno 2025
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