
Fa ridere pensare che manco tra antagonisti, estremisti e comunisti vari riescano a rimanere uniti. Neppure di fronte allo sgombero del Leoncavallo. Dovete sapere che dopo il blitz della prefettura, il partito dei Carc, duri e puri, hanno sì fornito la loro “solidarietà” ai leoncavallini ma neppure tanto. La loro colpa? Essere una specie di associazione Arci, che non combatte più contro il “sistema” ma contratta addirittura col Comune per farsi dare una nuova “casa”.
Lo si legge sul sito dei Carc a chiare lettere: “In molti hanno commentato che il Leoncavallo non è più quello degli anni passati, delle manifestazioni che hanno fatto scappare la polizia, che affiliandosi a SI e poi AVS sono divenuti ormai ‘cespugli del PD’ e, di fatto, non sono più nelle piazze e non promuovono più lotte, che si sono snaturati come centro sociale. E per questo non meritano né sostegno e nemmeno solidarietà”. I Carc non smentiscono questa analisi, anzi. “È proprio questa ‘regressione’, l’affidarsi alle istituzioni completamente che ha permesso che lo sgombero avvenisse e senza preavviso!”.
Certo, la solidarietà “di fronte agli attacchi del nemico” resta. Ma come la si fornisce ad un ex compagno caduto in disgrazia. Dunque senza crederci troppo. “I vari tentativi di sgombero e l’attacco al Leoncavallo si inseriscono e alimentano le politiche repressive del governo Meloni, in particolare il decreto sicurezza approvato negli scorsi mesi, scavalcando l’iter parlamentare per farlo entrare in vigore quanto prima. E sappiamo bene che le misure repressive per chi occupa spazi, case, aziende o strade come forme di lotta si sono inasprite, con la detenzione e il carcere”.
Secondo i Carc è stata la debolezza del Leoncavallo, con tanta gente impegnata forse nelle ferie d’agosto, a permettere uno “sgombero facile”, “senza resistenza, lotta e senza aver ‘preparato il terreno'”. Uno sgombero che “indebolisce tutto il campo dei vari spazi sociali e tutto il fronte delle masse popolari, dà forza al nemico che non intenderà certo stare fermo e con le mani in mano, ma proseguire in nuovi attacchi”. “Quindi, senza nostalgia dei “tempi che furono” e con la consapevolezza dei ‘tempi che viviamo’ esprimiamo la nostra solidarietà ai compagni e alle compagne del Leoncavallo”. Però che schiaffoni.
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