
Bisogna dirlo per onestà intellettuale e perché la situazione è ormai evidente: le buone notizie che giungono dal Medio Oriente, con una pace che sembra sempre più solida, arrecano una crescente preoccupazione in chi non ha altri argomenti oltre alla guerra di Gaza. Tra gli esponenti più colpiti dal terribile morbo della vacuità contenutistica del proprio progetto politico si deve sicuramente annoverare anche il duo dei segretari di Alleanza Verdi-Sinistra Italiana, Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni.
Il tandem rossoverde, infatti, sta faticando ad ingoiare il boccone amaro della pax trumpiana a tal punto da esprimere continuamente stravaganti perplessità su di essa. Parallelamente però, consci di essere forse al capolinea del loro capitolo da caschi blu seduti dal sofà, iniziano a tastare altri territori, ad ispezionare nuove frontiere.
E così, dall’Egeo dopo aver salutato i partigiani jihadisti (Fratoianni è sceso in corteo a Roma mentre sventolavano bandiere di Hamas ed Hezbollah e non ha espresso alcuna condanna agli estremisti in piazza), i gemelli del proletariato trasmigrano fino al Venezuela. E perché mai, direte voi? Ebbene, è molto semplice: Maria Corina Machado, la vincitrice del Premio Nobel per la Pace 2025, è la principale oppositrice politica del dittatore comunista Nicolas Maduro. E così Bonelli e Fratoianni sono subito scesi in campo con fierezza per esprimere la loro contrarietà al conferimento del Nobel (eh già, dopo il loro veto in Norvegia staranno tremando…) poiché la leader Machado sarebbe sostanzialmente un burattino nelle mani degli USA scagliato contro il Governo venezuelano, reo di essere comunista.
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Poco importa che Maduro stia riducendo alla fame un intero Paese, ormai ostaggio di bande criminali e narcotrafficanti: è un compagno e quindi va difeso. Poco importa per le decine di migliaia di venezuelani arrestati con l’accusa di spionaggio o di cospirazione: per la rivoluzione proletaria, questo ed altro!
La speranza è che al duo socialista non si possa affibbiare la tremenda colpa di essere così radicalizzati a tal punto da sostenere un regime; forse semplicemente ignorano quello che succede in Venezuela. La vincitrice del Nobel vive in totale clandestinità per sfuggire al governo di Maduro, è stata resa incandidabile, tante persone a lei vicina sono state arrestate. Machado è una perseguitata, una eroina moderna della democrazia.
Le parole di Bonelli e Fratoianni
“Non ci convince affatto che il Nobel per la Pace sia stato dato a Maria Corina Machado. Una scelta che risponde più all’egemonia politica che la destra conservatrice e i suoi adepti nel mondo stanno cercando di rendere predominante. Chi chiede l’intervento militare degli Usa nel suo Paese, per rovesciare il governo cui lei si oppone, evidentemente c’entra davvero poco con l’impegno per la Pace come il sostegno alle politiche di Netanhayu”
Ma, cosa che la rende ancora più invisa alla sinistra radicale, è più trumpiana di Trump. Il motivo è semplice: sa che gli Usa sono un fresco alito di libertà che da nord può soffiare fino al Venezuela e sogna questa possibilità, per questo cerca l’appoggio dell’Occidente. Del posto in cui liberi viviamo tutti (talvolta senza rendercene conto) a tal punto che i leader di due partiti si sentono legittimati a dire che questo Nobel è “politicizzato”. Questo Nobel per la Pace è meritatissimo, è un Nobel per i vessati, per i prigionieri politici, per chi non piega la testa, per chi dice no.
E chi come Bonelli e Fratoianni non lo capisce o è in malafede oppure ha raggiunto un livello ideologico tale da diventare preoccupante quando si vive in una democrazia e si è leader di partito. Che sia una riflessione per tutti. Intanto noi da cari vecchi liberali una cosa possiamo dirla: Viva María Corina Machado, viva il Venezuela libero.
Alessandro Bonelli, 12 ottobre 2025
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