Con la pandemia occultano i vecchi disastri della sanità

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Ospedale Cardarelli di Napoli: un paziente ritrovato morto in bagno. Ospedale San Camillo di Roma, i degenti lasciati abbandonati e senza cibo. Scusate, dove è la novità? Che la sanità nel sud e nella capitale sia da paese sub africano è cosa nota anche a chi è stato cosi fortunato da non essere mai ricoverato da Firenze in giù.

Eppure queste notizie solitamente non assumono neppure il carattere di “breve” sulla stampa nazionale, mentre ieri campeggiavano istericamente sui siti dei principali quotidiani del fronte unico del lockdown – che da questo momento chiameremo più opportunamente “segregazione”. Chiara l’intenzione: quella di descrivere ospedali e pronti soccorso fuori controllo perché investiti da una pandemia “nuova peste”, come se in Italia fino a febbraio vi fosse una sanità di tipo svedese o norvegese che poi una catastrofe immane ha  fatto saltare in aria.

No, cari amici del Pus (Partito unico segregazionista) non è il Covid che sta facendo crollare la sanità, perché questa è già in deliquescenza da tempo e semmai della corsa verso l’ospedale siete responsabili anche voi, che avete terrorizzato le persone inducendole cosi a riempire le corsie per la febbre a 37,5 e qualche colpo di tosse. Diversamente dalle pandemie con tassi di letalità e di mortalità più elevati del Covid, per gestire questa non servono che due cose: respiratori e personale sanitario. Se il numero di posti letto fosse il doppio in ogni regione, non ci sarebbe nessun rischio di far saltare la sanità, che è la ragione per la quale i sicofanti della segregazione vogliono rinchiuderci di nuovo (ma quelli nelle “regioni rosse” rinchiusi di fatto lo sono già).

Già, obietta qualcuno, ma se questa è situazione, che cosa possiamo fare? Un discorso accettabile se proveniente da un cittadino, non da chi, a livello nazionale ma anche regionale, è stato, a volte per anni, responsabile della sanità. Era o non era al governo il Pd negli ultimi anni quando anche dai suoi governi furono operati i tagli? Della sanità in Campania, in Puglia, in Toscana, in Emilia Romagna, di chi è la responsabilità politica? Ma qualche critica va rivolta anche alle regioni amministrate da lungo tempo dal centro destra, come la Lombardia, dove, dopo Formigoni, le cose non sono proprio andate benissimo. E massimamente responsabile è poi il governo Conte, che da giugno a oggi nulla ha fatto per potenziare la sanità e anche far costruire nuovi ospedali – in Lombardia, e con fondi privati, se n’è edificato uno in due settimane.

Ma i fondi? Si sono però trovati per il reddito di cittadinanza, o meglio di parassitanza, per il salvataggio Alitialia, e si sono dovuti trovare per cercare, peraltro senza riuscirci, di indennizzare le categorie colpite dalla prima e dalla seconda ondata di segregazione. Il risultato finale? Gli ospedali restano fatiscenti come erano prima, in compenso sono stati ammazzati i produttori di ricchezza.

Marco Gervasoni, 13 novembre 2020

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