La corsa all'Eliseo

Con Le Pen il doppio turno è ridotto a una farsa

Al ballottaggio di domenica la leader della destra arriva con qualche difficoltà in più rispetto a Macron

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In Francia dicono: “Al primo turno si vota con il cuore al secondo con la testa”. Sinceramente a vedere il dibattito di mercoledì direi che per ora l’organo utilizzato è stato un altro, altrimenti sarebbe impossibile spiegare la presenza di Marine Le Pen di fronte ad un Emmanuel Macron che in alcuni momenti sembrava Padoan di fronte al “questo lo dice lei” dell’indimenticabile grillina Castelli.

La “Francia potenza mondiale e non continentale”, “l’abolizione della Tva” (Iva francese) non si sa bene su cosa, “l’idrogeno verde da produrre con l’energia nucleare” (una palese idiozia regressiva) e via cosi per tutto il dibattito. Nessuna strategia, nessuna copertura, la sola volontà di vellicare antichi riflessi della perduta grandeur in salsa sovranista e un sistematico ricorso al debito per finanziare pensioni e stipendi. La Le Pen è solo questo, quando la si ascolta sembra di essere su Netflix, a guardare la divertente serie “A Very Secret Service”, sintesi perfetta della Francia tra grandeur e meschinità burocratica.

L’introduzione del maggioritario a doppio turno voleva permettere agli elettori di esprimere la loro preferenza prima di costringerli a scegliere tra i migliori, ma grazie alla famiglia Le Pen il sistema è completamente fallito, consegnando ancora una volta i francesi ad una non scelta  (tre volte con Madame più una comparsata del padre). Eppure al primo turno l’offerta politica è stata decisamente abbondante, con 12 diversi candidati, di ogni sfumatura possibile dall’estrema sinistra all’estrema destra. Purtroppo grazie al voto a cuore, al secondo turno si sceglierà tra la noiosa rappresentante di una destra resa moderata solo dall’esistenza di una destra più estrema, ed il Presidente uscente che politicamente si configura più per quello che ha distrutto (socialisti e Repubblicains) che per quello che è riuscito a costruire (un riformismo liberale non molto definito e venato da sciovinismo).

Insomma gli elettori dovranno decidere tra la continuità di un modello Macroniano, efficiente ma incapace, come il Berlusconismo, di andare oltre il leader e l’inutile emozione di una scelta Lepenista ormai priva di ogni novità. Personalmente trovo che la presa in ostaggio di un 23 per cento dei voti da parte della famiglia Le Pen, abbia ormai completamente distrutto il modello gollista immaginato dal Generale. Il Presidente Monarca impersonato da De Gaulle, Giscard d’Estaing o Mitterand, non esiste più e, dopo lo squallido Hollande e il perfido Sarkozy, la presidenza non è più la stessa. Lo stesso Macron, perfetto funzionario delle Finanze, malgrado ogni sforzo piuttosto che Presidenziale è percepito come arrogante. Però mentre ascoltavo la trita tiritera di Madame Le Pen nelle tre ore di noia inflitte a noi ed a Macron, non potevo fare a meno di chiedermi cosa sarebbe stato il dibattito con Zemmour o Mélenchon.

Mélenchon, l’insoumis (il ribelle), leader di una sinistra ciarliera ed inconcludente più che ribelle, ma sicuramente preparato sui dossier che, dopo aver raccolto circa gli stessi voti del 2017, si è ritirato in un tartufismo di maniera proponendo il non voto per la Le Pen. Classico esemplare che fa sognare i nostri maitre a penser, prima di risvegliarsi nei deliri di un Pagliarulo o nella vacuità di un Canfora.

Zemmour, giornalista del Figaro che si definisce gollista-bonapartista, atteso come grande novità capace di incarnare una nuova destra salda sui principi e pronta a confrontarsi con la modernità uscendo dal recinto lepenista. Purtroppo, diversamente dai suoi articoli e dai suoi libri (da leggere), è finito in una campagna talmente scialba da relegarlo al quarto posto, scontento e ininfluente.

Comunque due protagonisti capaci, per carisma e capacità dialettiche, di impensierire Macron in un dibattito a differenza della Le Pen, obbligandolo ad abbandonare l’atteggiamento da primo della classe e spiegarsi ad un paese che lo vota senza capirlo e senza amarlo. Perciò do una notizia, Macron sarà eletto per un secondo mandato. L’Europa sarà salva e i francesi continueranno a chiedersi perché Macron sia il presidente?

Antonio De Filippi, 22 aprile 2022

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