Per capire la tragedia di un’idea ridicola, basta seguire l’ultima farsa degli wokepedia, i diffusori del politicamente sconnesso: c’è un omone, che fa il direttore sportivo del Brindisi calcio, che sembra uno sveglio, disinvolto e abbastanza spiritoso e quando una addetta stampa gli si accosta a sistemargli il microfonino, lui pronto motteggia: “L’ultima che ha fatto così, 4 figli, veda lei”.
Subito se ne pente, subito intuisce la follia destinata a travolgerlo, il woke è una certezza d’infelicità affidata ad attiviste erinni: “Questa la tagliamo, eh” ma una rompiscatole femminile ha già cominciato a berciare: “Tanto è in diretta…”.
Difatti, apriti cielo. Si spalancano le cateratte della indignazione woke made gruppo Gedi, largamente fallito da tempo e sbolognato ad acquirenti esteri nella costernazione del Piddì che cerca banche amiche, tycoon solidali, perché, ecco un altro topos woke, l’informazione di destra-destra ha padroni, quella di sinistra è donchisciottesca e ci tirano le bombe (la Meloni, è chiaro, what else?).
Battuta infelice, uscita sessista, ripete il pappagallificio Gediwoke, ma infelice de che? Sessista perché? Ormai è un disco rotto, un automatismo, un insulso impulso pavloviano, basta la parola e casca la diarrea dello sdegno senza ritegno. E senza senso.
Analizziamo un attimo la battuta dello sciagurato Emanuele Righi: l’ultima volta che una mi si è accostata ci ho fatto 4 figli: o è un sultano o uno estremamente fedele, volendo pure conscio dei suoi limiti.
Perché a sinistra si contorcono? Perché deducono che ogni donna che si avvicina a un maschio sia potenzialmente un mignottone e una fattrice? Ma questo lo ritengono loro, il ds del Brindisi calcio si è solo concesso una chiosa autoironica (che in sala ha fatto ridere tutti in un coro di voci argentine, gutturali e genderfluid).
E che palle. E manco si può dire mia moglie è la donna della mia vita e ci ho fatto famiglia, anzi una tribù. E il sessismo che va bene su tutto. E le battute infelici giudicate tali da chi ha una vita infelice, si è amputato il senso dell’umorismo, si costringe a ridere, di ringhio, solo alle tristissime fregnacce di Lucianina che inducono la disperazione della noia e dell’ipocrisia, ai calembour carogneschi della sinistra woke che escogita versi per definire la Meloni di turno vacca, stragista, genocida.
Ah che spasso, le matte risatine. Il fatto non è che a sinistra non sanno ridere, incarogniti come sono, ma che nel tempo abbiano potuto imporre l’ennesima dittatura paranoica su pensieri e parole, agevolata da un milieu artistico barra intellettuale che gliele ha passate tutte, salvo lamentarsi: ah, non si può più dir niente, non ci si può esprimere, oggi un film/romanzo/canzone/monologo come il mio storico capolavoro X non me lo lascerebbero più fare. Prosit.
Ve lo siete accuratamente cercato, potevate fare argine, invece siete stati i primi a calarvi le braghe. E adesso rompete le scatole? Le vie del woke sono lastricate di buone intenzioni, la più infernale delle quali non si chiama censura ma lobotomia. Perché pretende il bavaglio mentale dell’auto stupidità. Ma una società che non sa più sorridere, che non può sorridere, che riceve dall’alto (o dall’infimo) gli orientamenti per cui ridere, è già una società di schiavi, tristissima, idiota, non beata ma beota di ritorno.
Tanto per dire che in salute e in malattia (mentale) ciascuno sia libero di ironizzare, satireggiare, esagerare, e se una battuta sia felice o no lo deciderà il boato o il silenzio in platea. Non 4 sacerdoti o vestali della moralità in bancarotta.
Vai Emanuele, torna a casa e mettine in cantiere altri 4 di figli. Senza preoccuparti di tagliare un bel niente. E poi vieni a raccontarcelo e se non andrà giù alle suffragette, attivette woke, sarà il segno che è tutto al posto giusto. Perché questo squinternato mondo dove tre mostriciattole femministe vogliono far fuori altre femministe, insieme ai maschi femministi, e dopo frignano perché è stato svelato il loro gioco, perché adesso passano quello che loro hanno fatto passare alle loro prede, addafenì.
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Post scriptum: vale pure per certe pallonare gonfiate che si mettono al centro facendo le vittime, ma sono specializzate in gogne sui deboli, che non possono difendersi, che alle volte la fanno finita. Gendarmi del gender, guardie rotte del conformismo woke per le quali, al momento, vige una sorta di impunità dal woke, garantita da un sistema tenuto insieme dai privilegi. Ma anche per loro cambierà, oh se cambierà.
Max Del Papa, 4 novembre 2025
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