Confindustria e il paradosso dell’imprenditore che chiede “più Stato”

All'Assemblea è stato chiesto un “piano industriale straordinario” da 8 miliardi l’anno. Facile fare impresa coi soldi pubblici

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Confindustria Orsini

Confindustria chiede “un piano”. Ma che razza di industriali sono quelli che invocano più Stato? Altro che imprenditori. Quelli che parlano dal palco di Confindustria sembrano più manager con stipendio garantito che veri innovatori. Guidano aziende pubbliche o partecipate, operano in mercati protetti da monopoli o oligopoli, vivono di rendite e regolamenti, non di concorrenza e rischio.

Alla loro Assemblea, invece di chiedere meno Stato, meno tasse, meno ostacoli — hanno chiesto un “piano industriale straordinario” da 8 miliardi l’anno. Soldi pubblici, naturalmente. Chiedono di “riformare il mercato energetico”, ma non per liberalizzarlo: per disaccoppiare i prezzi, calmierare i costi, ridurre gli oneri — sempre a carico dei contribuenti. Insomma: scaricare il rischio sull’intera collettività, e tenersi i profitti. La solita vecchia storia.

Questa non è impresa. È para-Stato con il vestito elegante. È la conferma che Confindustria è da molto tempo un’appendice del potere pubblico. Non un contropotere di mercato, ma un gruppo di pressione per estendere la mano pubblica a proprio vantaggio. Frédéric Bastiat, già nell’Ottocento, denunciava questo meccanismo con parole profetiche: “Lo Stato è la grande finzione attraverso la quale tutti cercano di vivere a spese degli altri.”

La libertà economica non si costruisce a colpi di piani triennali. Si costruisce liberando l’iniziativa privata, tagliando spesa e tasse, semplificando regole, aprendo alla concorrenza vera. Non chiedendo “più Europa” per avere “più fondi”, né “più Stato” per avere “più protezione”. Chi chiede più Stato non vuole libertà, vuole rendite.

E chi vive di rendita, non fa impresa: gestisce aziende con il portafoglio degli altri.
È ora che qualcuno lo dica chiaramente: l’Italia ha bisogno di imprenditori veri, non di imprenditori di Stato!

Andrea Bernaudo, 28 maggio 2025

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