Una partita solo all’apparenza multipolare. Le Regionali in Campania dell’autunno 2025 si stanno rivelando una partita a scacchi dove le pedine si muovono, ma la mano è una sola: quella di Gaetano Manfredi, sindaco di Napoli, ex ministro, uomo di sistema. Altro che De Luca, altro che Movimento 5 Stelle. Il vero deus ex machina della coalizione progressista è lui.
Lo scacchiere si è mosso in silenzio ma con precisione chirurgica. Il nome di Roberto Fico, ex presidente della Camera, è emerso come candidato presidente del centrosinistra in modo apparentemente condiviso. In realtà, è stato imposto. A volerlo non erano né Conte, né De Luca. Il primo, leader dei 5 Stelle, nutriva più di una perplessità sull’ex presidente della Camera, considerato poco incisivo e poco radicato. Il secondo, governatore uscente e padrone della scena politica campana da oltre un decennio, avrebbe preferito Sergio Costa, ex ministro dell’Ambiente, nome compatibile con le ambizioni romane del Movimento. Ma anche uomo fidato, gradito a Salerno.
E invece niente. Ha deciso Manfredi. E tutti, da Conte a De Luca, si sono dovuti allineare.
Il “cerchio magico” del sindaco
Non è solo una questione di nomi. È una questione di poteri. Perché intorno alla candidatura di Fico si sta costruendo una macchina elettorale potentissima, e Manfredi ne tiene in mano ogni leva.
A partire dalla lista del presidente, ufficialmente in sostegno a Fico, nei fatti una trincea manfrediana: dentro ci saranno professionisti, accademici, tecnici legati a doppio filo all’universo universitario e civico che da anni orbita intorno al sindaco di Napoli. Ma non solo: si fa strada anche l’ipotesi di inserire figure politiche di peso locale, come Nino Simeone, presidente della commissione Infrastrutture, e Carlo
Migliaccio, nome forte nel mondo delle municipalizzate e della sanità. Una mossa che sta mandando nel panico i 5 Stelle, timorosi che la “loro” candidatura venga cannibalizzata da candidati più visibili e radicati.
Il tramonto di De Luca
Chi invece è fuori dai giochi decisionali è proprio Vincenzo De Luca. Il presidente uscente, per anni dominus incontrastato della politica campana, si ritrova isolato, senza eredi e senza alleati. Ma alla fine, De Luca , ha ottenuto ciò che ha chiesto, oltre il partito democratico campano, al suo amato figlio Piero, avrebbe sul tavolo anche due liste, in cui infilerà i suoi fedelissimi, tra consiglieri uscenti e sindaci amici.
Cesaro, Italia Viva e gli altri: Manfredi costruisce un nuovo blocco
A lavorare fianco a fianco con Manfredi c’è anche Armando Cesaro, ex Forza Italia, oggi uomo chiave della galassia centrista. Insieme stanno costruendo un blocco che guarda ben oltre la coalizione di partenza, ricco di potere territoriale e di relazioni trasversali.
La lista ha già incassato il sì di nomi importanti: Maria Grazia Di Scala (ex forzista poi passata in maggioranza), Tommaso Pellegrino, Enzo Alaia, Franco Iovino e Ciro Buonajuto, ex sindaco di Ercolano e volto in ascesa del centrosinistra moderato. È una rete di potere diffuso, trasversale, che punta a drenare consensi in ogni provincia.
Centrodestra “in divenire”
E il centrodestra? Mentre il centrosinistra si muove con largo anticipo, la coalizione sembra procedere con maggiore prudenza, come spesso accade nelle tornate elettorali meridionali. Un nome però c’è: Edmondo Cirielli, viceministro degli Esteri e figura istituzionale di peso. Dopo le consuete dinamiche interne, gli alleati sembrano orientati a convergere sulla sua candidatura, ritenuta solida, riconoscibile e capace di tenere insieme la coalizione.
Da Roma, tuttavia, non è ancora arrivata un’investitura ufficiale. Cirielli ha fatto sapere di essere disponibile, precisando che non intende correre per ambizione personale, ma soltanto se la sua candidatura sarà condivisa dalla coalizione.
E Mara Carfagna? Il suo nome era circolato tra le ipotesi, ma appare oggi poco realistico: troppo lontana dalle dinamiche del centrodestra dopo l’uscita da Forza Italia e la scelta di candidarsi nel 2022 con uno schieramento alternativo.
Ad oggi, Cirielli resta il profilo più accreditato, una candidatura d’ordine che può offrire unità. La sfida, semmai, sarà costruire attorno al suo nome una narrazione convincente e una squadra coesa.
Conclusione: una regione già consegnata?
A pochi mesi dal voto, il rischio è che il risultato sia già scritto. Il centrosinistra, svuotato dei suoi simboli storici, si è consegnato al potere silenzioso di Gaetano Manfredi. Che sceglierà i nomi, occuperà liste e detterà la linea. Mentre il centrodestra discute, il centrosinistra manfrediano costruisce un’armata elettorale alimentata da amministratori, civici, tecnici, transfughi del centrodestra, professionisti e candidati “utili”. Una macchina clientelare, ma perfettamente funzionante. La direzione è chiara: Fico è il candidato. Manfredi il presidente ombra. E gli altri? Al momento non pervenuti.
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