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Conte e l’ombra del governo tecnico

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Com’è cambiato il mondo e il linguaggio della politica. Ai tempi della Democrazia cristiana, quando questa governava o con i cespugli azionisti o con il partito comunista, prima che il catto comunismo fosse spazzato via dalla Storia, mai ascoltai un premier che lanciava un ultimatum (ricatto?) ai suoi azionisti. Invece l’avvocato degli italiani, Giuseppe Conte l’ha fatto: “Voglio carta bianca per trattare in Europa ed evitare la procedura di infrazione: sarebbe devastante per gli italiani” ha tuonato.

Secondo i sussurri e le grida che provengono dalle segrete stanze costui vorrebbe essere il front office manager in Europa e la longa manus del cosiddetto “Terzo Partito” al Governo. Non so se un tale partito esista, può darsi, però mai crederò che, come dicono i colti, dietro ci sia il Presidente Mattarella, sempre alla ricerca del solito “tecnico”. Il Presidente è una persona perbene, è vissuto abbracciato alla Costituzione, mai tradirebbe la volontà popolare, che i colti fingono non esista quando non vota i suoi amichetti.

Nulla so di politica, ma so cose significa “carta bianca” nel mondo del management. Ai miei manager, quando affidavo la delega per una trattativa con terzi, usavo propria questa locuzione: “Lei ha carta bianca, ma sono certo che lei raggiungerà l’obiettivo che le ho assegnato. Se non sarà possibile sappia che “questo” è il punto di caduta”. Il concetto di “carta bianca” nella vita non esiste, nessun funzionario può superare il punto di caduta a lui assegnato.

Immagino che nella politica sia la stessa cosa.

Riccardo Ruggeri, 11 giugno 2019

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