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Le pene del M5S

Conte, la solitudine di un finto leader

Il capo del M5S tira la corda sul governo, ma non affonda mai il colpo

giuseppe conte crisi

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Si fermò una macchina davanti a Palazzo Chigi, si aprì lo sportello e non scese nessuno. E no, non era Clemence Attlee, era Giuseppi Conte, sotto la pochette poco e niente, quello che dell’attuale usurpatore dice: “Non è un politico, lo hanno imposto altri”. Eh, già, Conte invece chi l’ha imposto, dopo averlo assemblato? La CasaleggioAssociati, società di profilazione dati con la benedizione di Mattarella, al punto forse più infimo di una nazione miserabile, degnamente rappresentata da una Capitale di merda (alla lettera: basta girarla dieci minuti e vi passa ogni ambizione di eufemismo).

Questione di pulpiti: chi rappresenta questo avvocato della Deep Foggia, che credeva di esistere? Il Movimento no, gli ha dato il vento, del resto non esiste più, ha fatto il vento la creatura di Grillo che con il successore, l’usurpatore, si scambia chiacchiere da buvette: “Pissi pissi, un incapace, un buono a nulla; pissi pissi, ma allora fallo fuori, no?”. Poi l’ha raccontato De Masi, sociologo grillino, teorico della decrescita felice, sul Fatto Quotidiano di Travaglio, uno che quando sposa qualcuno, puoi star certo che quello finirà malissimo, bruttissimo, prestissimo; accadde con: Di Pietro, Ingroia, De Magistris; Vendola, Fini, Sabina Guzzanti; Santoro, Amurri, D’Arcais, Di Battista, Conte. La Nazionale della Sfigandia. Conte è quello che ci ha creduto di più: e adesso, pover uomo?

Lui segue Travaglio, nessuno segue lui, l’esperimento politico si è trasformato in cavia e il poveretto minaccia con la pistolina ad acqua, sempre più bisbetico, sempre più mediamente isterico, confuso e infelice. E esco e non esco, e mollo e non mollo, e tengo e non tengo, e faccio il pacifista ma però non è detto, e adesso facciamo i conti, e domani mi sentono: ma chi te sente? Non lo caga nessuno, neanche la “fidanzata”; Grillo lo tratta da pagliaccio, manco cabarettista; Di Maio è salpato per democristiani lidi; si parla di una clamorosa associanza Conte-Santoro, e dietro ci intuisci sempre la solita sagoma di Travaglio, quello che non mangia per somigliare a Montanelli.

Altra catastrofe in arrivo, garantito.

Daimò, bimbo bello: ché son finiti i tempi in cui potevi chiudere 60 milioni di disgraziati e vantartene agli occhi del mondo: avevi scoperto che comandare è meglio che fottere, passavi da un orgasmo all’altro, indulgevi in conferenze stampa metrosexual officiate da Casalino, facevi l’arrogante coi cronisti peraltro servili, facevi i selfie con Scanzi perculando Salvini, mentivi a bomba, “questo è l’ultimo miglio”, non sapevi dove sbattere la testa e la facevi sbattere a noi, inanellavi rovine opache, vedi i banchi a rotelle della Azzolina, vedi la pioggia di mascherette farlocche e tossiche, di respiratori come tubi del gas, di tamponi bugiardoni.

Uno scenario da Repubblica tribale, che solo una magistratura come questa ha lasciato fondamentalmente passare in cavalleria, perché c’era il profumo soffice della Via della Seta, il big business della sinistra, che sarebbe emerso a tempo debito, e i consigli di Pechino che, come Acta Diurna, ogni giorno si depositavano con lieve fruscio sulla scrivania del rude, mascolino Giuseppi.
L’italiano è un esemplare incline alla dimenticanza, ma chi scrive no: la gestione di pandemia 1 fu roba da sciagurati grillini, la miserabile strategia di regime, tutta decreti personalizzati, strage di diritti costituzionali, sfascio ulteriore della sanità, sbirri che correvano dietro a bagnanti isolati sugli scogli, psicosi e distruzione dei commerci, delle attività, della società, fu tutta roba grillina, grillo-piddina, supportata dal Fatto al completo, eseguita da Conte.

L’altro, il Supertecnico, super di cosa si è capito presto, ma sarebbe stato meglio subito, l’ha ereditata, continuata e perfezionata. Il risultato è di una continuità nel fallimento, istituzionalmente scemo e più scemo. Quindi no, Conte non ci fa tenerezza e nemmeno pena (così come non ce la farà, domani, Draghi): la sua tragedia è solo una piccola parte di quello che merita; con lui i protetti come Arcuri, ve lo ricordate Arcuri, l’uomo forte del governo Giuseppi? Lo hanno appena defenestrato da Invitalia.

Quindi no, la ContExit non fa ridere, anche se il suo affondare è catartico. Conte è il principio di questa fine che non finisce mai, è l’incapacità totale messa al vertice nella complicità imperdonabile del Capo dello Stato. È l’improvvisazione al potere in uno sconcertante trionfo dello sfascio. Tutto il resto ne è disceso, ma il Paese non finirà di scontare la rovina originata da un oscuro avvocato di paese che credeva di esistere. E che, a sentirsi definire per quello che è, fa l’offeso, e nel suo oscillare, nel suo sbraitare patetico conferma, oltrepassa il giudizio più umiliante e più spietato. A volte, l’unica decenza che si può salvare è la dignità con cui si evapora. Ma se uno la dignità non ce l’ha, non se la può dare. È finito, ma non si rassegna a tornare all’irrilevanza: gli daranno un blog sul Fatto Quotidiano e poi un ingaggio all’Isola dei Famosi, dove finiscono tutti quelli che di qualità ne hanno pochette.

Max Del Papa, 2 luglio 2022