Qui al bar abbiamo letto con una certa costernazione l’intervista del professore di Parma, il quale ha deciso di non denunciare i maranza che l’hanno aggredito – anzi, non l’hanno aggredito: quello nel parco è stato, ha detto, “un confronto degenerato in lite”… vabbè – perché sarebbe “più educativo così”. Secondo il docente, “questi ragazzi hanno verificato sulla propria pelle che se si comportano male c’è una reazione che non possono evitare”. Sarà.
Noi, caro professore, forse un po’ figlio del Sessantotto, temiamo che questi ragazzi – ma definiamoli per quello che sono: maranza – abbiano capito un’altra cosa: che se qualcuno reagisce alle loro soperchierie, possono intimidirlo e al limite picchiarlo, perché tanto resteranno impuniti. Rischiano di perdere l’anno? Scommetteremmo che non gliene frega niente. Forse non gliene fregherebbe niente nemmeno di essere denunciati: in fondo, sanno che troverebbero clemenza nel sistema – ci viene da citare “Cobra”, 1986: “I giudici sono brava gente”.
Ecco, magari siamo un esercito di gente troppo per bene per educare questa gente troppo per male. Ci siamo dimenticati che certe volte la comprensione non basta; serve la punizione. E il colmo non l’abbiamo sentito qui al bar, ma in radio: ieri mattina, su un’emittente generalista, una signora commentava la vicenda confermando che la denuncia sarebbe stata esagerata, ma che almeno, questi ragazzini, bisognava mandarli dallo psicologo. Il cerchio, così, si chiude: per il professore, l’incompetente è il ministro, rigorosamente di destra, perché rivendica il valore dell’umiliazione (Giuseppe Valditara aveva usato un termine infelice, forse, ma il senso era chiaro: il rimprovero genera contrizione e questa contrizione contribuisce alla maturazione). Il ragazzo per male è un prodotto di una società o di una vita che in qualche modo lo hanno traumatizzato: non va punito, di sicuro; forse non va nemmeno corretto; va curato; anzi, mandato in terapia. Per guarire da cosa? Boh.
La cattiveria non è mica una malattia. A chi coltiva l’immoralità farebbe bene sentire qualche scapaccione della legge. Noi, però, ci stiamo sbarazzando di quello che consideriamo un vecchio orpello: la responsabilità morale. Le azioni non hanno più delle conseguenze, semmai hanno delle cause: la società cattiva che non integra abbastanza, la vita ingiusta, il disagio mentale che ti porta a salire su una macchina e falciare i passanti a 100 all’ora. Peccato che abbiano denunciato Salim, anziché mandarlo dallo psicologo.
Il Barista, 28 maggio 2026
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