Contro i profanatori del Natale

Non ha senso togliere i volti della Natività e impedire l'allestimento dei presepi, se non quello di eliminare ciò che c'è di autentico e bello

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natale presepio

Lo sappiamo tutti: la pratica della fede è nettamente diminuita, le parrocchie si svuotano. La conoscenza dei contenuti della fede è pressoché nulla: basta sentire i racconti dei docenti di storia che, quando spiegano la Riforma e la Controriforma, devono spiegare concetti che io ho appreso da bambina, in famiglia e in parrocchia. Questa non conoscenza è un dato di fatto, ce ne siamo resi conto, non sta a me individuare le strategie per la nuova evangelizzazione. Quello che, invece, ritengo sia compito mio, in quanto impegnata nel settore educativo, è sempre lo stesso: impedire, o, almeno, provare a farlo, che la non conoscenza si trasformi in ideologia.

Ora il Natale, che lo si voglia o no, è il giorno in cui si ricorda un fatto strepitoso che ha avuto conseguenze per la storia dell’umanità: la nascita di Gesù, per me il Figlio di Dio, da Maria. Questo è il Natale. Nei decenni si è trasformato il Natale in altro: in feste, in abbuffate, in slogan, in abbigliamento, in canzoni melense, insomma si è trasformato il senso del Natale, identificandolo in ciò che costituisce l’esatto contrario rispetto alla povertà della greppia e della grotta di Betlemme. In un passo che mi è rimasto impresso del Giornale dell’anima di Giovanni XXIII, il giovane Angelo Giuseppe Roncalli, giovane sacerdote studente a Roma, sentendo, nella vigilia del Natale, dalla sua camera, gli schiamazzi per strada scriveva sul suo diario: “Sono i gaudenti del mondo che ricordano coi bagordi la povertà del presepe”.

Ecco io non nego la bellezza dello stare assieme in famiglia, del panettone o dei piccoli doni che ci si scambia, ma il Natale è altro rispetto a quello in cui lo abbiamo trasformato. Il guaio è che, negli ultimi anni, si è innescato un secondo cambiamento: dal Natale consumista si è passati al non Natale. Che senso ha togliere i volti della Natività? Che senso ha impedire l’allestimento dei presepi? Il senso non c’è, se non quello di eliminare ciò che c’è di autentico e bello, di eliminare la nostra identità in nome di una presunta libertà. Si vada ad innescare lo stesso processo di desacralizzazione alle feste di altre confessioni religiose e vediamo quelle che saranno le legittime proteste…!

Il nostro Occidente ha perso la bussola della storia, della conoscenza, della identità, come se il legittimo riconoscimento degli errori compiuti abbia, come giustificazione e conseguenza, la cancellazione dell’intero passato, anche dei suoi aspetti più belli. Io temo fortemente questo processo, perché ne intravedo le conseguenze nel nostro futuro. Io credo che chi ora toglie il presepe, lo svilisce, lo annacqua, meglio, lo profana, sarà il primo ad accorgersi, da qui a qualche anno, dell’errore compiuto. La negazione della propria storia ha sempre portato a grandi disastri. Che sia un dittatore, che sia una mentalità dominante creata attraverso la diffusione di messaggi, amplificati dai social, devianti non fa differenza: si tratta sempre di una cancellazione imposta. Invito le Istituzioni ad intervenire in modo fermo condannando qualsiasi tentativo in atto, sui fronti più diversi, di imposizione di un pensiero che ha come fine la cancellazione della propria identità.

Suor Anna Monia Alfieri, 5 dicembre 2025

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