Euforia ingiustificata

“Cop28 storico accordo”. Perché è una grossa bufala

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cop 28

Ogni anno, alla fine della Cop di quell’anno – e quest’anno siamo alla 28ma edizione – il lancio delle agenzie di stampa – di tutte, se si esclude qualche imperdonabile pecora nera – è il seguente: «Storico accordo sul clima raggiunto a X». Dove X=Dubai quest’anno, ma negli anni precedenti era Parigi, Bali, Glasgow, etc. etc. Curiosamente, le firme di questi accordi sono state tutte raggiunte, sempre, immancabilmente, nottetempo e, va da sé, all’ultimo momento. Comunque sia, il successo è sempre stato «senza precedenti».

C’è da chiedersi perché mai continuino a riunirsi, visto che l’esito è favorevole. Cos’altro mai avranno avuto da negoziare, se hanno raggiunto gli accordi prefissatisi. Recentemente mi son trovato a prender parte ad una mediazione per una bega legale: la riunione di mediazione s’è conclusa con l’accordo e non ci siamo dati altri appuntamenti. Invece questi continuano a “negoziare”, sebbene le negoziazioni della volta precedente fosse stata un grande successo. Anzi, uno “storico” successo. Boh.

Così l’Ansa: «Accordo storico: per la prima volta i combustibili fossili nel testo». Sulla storicità abbiamo già espresso la nostra meraviglia. Non inferiore a quella sul fatto che i combustibili fossili fossero stati nominati, stavolta, a Dubai, «per la prima volta». Fateci capire: ma di che avete chiacchierato le 27 volte precedenti? Posto che ‘ste Cop nacquero 28 anni fa con l’intento di accordarsi su come ridurre le emissioni di CO2, e posto che questa è il prodotto dell’uso dei combustibili fossili, com’è possibile che non li abbiano mai nominati prima?

Più preciso il Fatto Quotidiano: «In 21 pagine di testo, la parola “petrolio” non c’è mai, mentre l’espressione “combustibili fossili” appare due volte. Non a caso». Sono sempre più disorientato dalla perspicacia di quelli del Fatto. Io sono un sempliciotto di pensiero e non colgo il significato della cosa. Quel “non a caso” ti fa capire quanto lunga la sa l’autore dell’articolo. Tale Luisiana Gaita, che nominiamo giusto per dare a Cesare quel che è di Cesare. Epperò quel “non a caso” non ci viene chiarito. Insomma, chi vuol capire capisce. E peggio per me che son così tonto da non cogliere queste sfumature.

L’Onu intera, per bocca del suo Segretario Generale, Antonio Guterres avrebbe poi tenuto a precisare: «speriamo che non sia troppo tardi». Ma come, si sono riuniti in 100.000, hanno raggiunto lo storico accordo di triplicare le rinnovabili, e hai anche il dubbio che possa essere troppo tardi? Di nuovo boh.

Comunque, l’esultazione è generale. Ursula Von der Leyen è stata descritta addirittura «entusiasta». II ministro Pichetto Fratin stavolta non s’è messo a piangere, né per la commozione e neanche per la disperazione. Però pare si sia sbilanciato sul futuro del nucleare per l’Italia, sbilanciamento quanto mai appropriato visto che da noi il nucleare è una solida fonte di approvvigionamento. La gioia gli ha fatto scappare di bocca anche la parola idrogeno, sebbene sia come l’araba fenice; anzi peggio: dove sia nessun lo dice semplicemente perché che ci sia nessun lo sa.

Angelo Bonelli ha commentato dicendo che Pichetto Fratin non ha capito nulla del testo. Immagino discuteranno tra loro la cosa, anche perché dichiarano effettivamente di aver capito cose opposte. Legambiente, invece, lamenta tre nei: il testo dell’accordo 1) non chiarisce quali tecnologie usare per abbattere le emissioni, 2) conferma che i combustibili fossili continueranno ad essere usati, e 3) non chiarisce come aiutare in codesta uscita coloro che non possono attuarla. Senonché, se fossero veri i nei lamentati da Legambiente, rimane il mistero delle ragioni dell’euforia generale.

Io avanzo un’ipotesi: la notte del 12 dicembre s’erano tutti ubriacati, circostanza che produce quegli effetti che si chiamano, appunto euforia.

Franco Battaglia, 13 dicembre

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