
Ieri, 7 ottobre 2025, secondo anniversario di un abominio che da noi certi stronzi e stronze ultimamente assai gettonati celebrano con baccanali osceni, è stato il giorno giusto per un altro scempio, minore ma non minimo, che si compie nell’Unione Europea delle corruttele e delle ingiustizie: fra scene di giubilio, più pornografiche che oscene, si salva definitivamente Ilaria Salis, la occupatrice seriale, la pluricondannata per reati che niente hanno a che vedere con la democrazia, imputata in Ungheria per un reato pesantissimo, tentato omicidio, che niente ha a che vedere col suo mandato, raggiunto in esclusiva conseguenza di quei reati, di quelle condanne, di quella accusa spaventosa.
Pare incredibile, ma è la normalità di una politica degenerata al punto da esaltare teppisti, antisemiti, isterici, balordi, ladri a testa alta. È il tempo della presunzione premiata, dell’arroganza che fa curriculum, che manda in politica ed io non voglio fare carriera ma che almeno mi sia consentita la presunzione, che almeno mi sia dato atto del cinismo della verità: avevo azzeccato tutto su Ilaler Salis e lo avevo azzeccato perfino nella proporzione del voto chirurgico, salvaSalis per un punto, che è la cosa più irridente per la democrazia e più offensiva. Perché non è proprio come dice l’interessata, che oggi trionfa la democrazia, è l’esatto contrario, a prevalere, a trionfare è l’impunità, è il voto di casta. Di una casta che ormai non si nasconde e rispecchia una politica esclusivamente intesa come potere, come privilegio: non c’è distinzione fra destra e sinistra, moderati o estremisti, governo e opposizione, ormai mere distinzioni in ragione del target elettorale, per gli illusi che ancora ci credono e votano di conseguenza. No, la politica va vista, senza nascondersi, come un club, un circolo, una massoneria per cui se ci entri, se sei dentro, e non importa a quale prezzo, su quali presupposti, sei dentro e allora benvenuta a godere dei privilegi che la tua condizione ti dà; se non ne fai parte resti plebe, “schiavo di merda” come dice Nicola Porro, e come tale sei tenuto ad alcune soggezioni automatiche: votare, restare prigioniero, farti vaccinare, farti umiliare.
Sì, avevo indovinato proprio tutto, maledetto me e il mio realismo cinico: le manovre, i mal di pancia, gli astenuti dell’ultima ora, i misteriosamente latitanti, col bilancino per provare, oscenamente, a salvare la faccia: salvaSalis per un misero voto e tutti a stappare. Salva per merito della destra moderata, i popolari europei dei quali oggi Tajani, con lunga coda di paglia, dice “Non accettiamo insinuazioni”. Ma sì, e Forza Ilaria, che siamo tantissimi e abbiamo tutti un sogno in fondo al cuore, gli onesti a San Vittore, i pessimi lassù. Salis sguaiata, nel senso di fuori dai guai, non per la persecuzione politica di cui blatera ma per (presunte, presunte…) imprese teppistoidi e secondo Budapest criminali, che si assumono consumate da privatissima cittadina. Dove starebbe la democrazia? Dove la giustizia, la responsabilità, la decenza? Dove? Nell’obiezione dei miserabili, delle nullità che considerano la Greta una martire torturata, quando lei stessa ha rinunciato alla ennesima, colossale bugia, rilasciata in 48 ore con l’aspetto di una che torna dalle vacanze, nelle balle sesquipedali secondo cui in Ungheria avrebbero massacrato la nostra Giovanna d’Arco delle occupazioni al di fuori di ogni garanzia politica e umana?
A Bruxelles si stappa, ma che cosa è Bruxelles, cosa è mai l’Unione Europea cresciuta nello spirito di Ventotene se non una camera di compensazione della finanza e della grande industria, dove da più di 30 anni si punta a distruggere la fascia mediterranea, Italia in particolare, non facendosi scrupoli di corruzione, dirigismo moralistico, repressione burocratica, idiozia normativa? A questo punto, ecco se volete un’altra previsione da buttare, preparatevi a un bel derby di tracotanza tra le madonnine intoccabili dell’estrema sinistra: Salis versus Albanese, la sinistra riparta da loro, in processione su tutte le televisioni e vedrete se la ex supplente antagonista rinuncerà a rilanciare proclami di guerra più o meno civile, di lotta più o meno estrema, ai danni degli stessi che l’hanno impunizzata, tutti da appendere per i piedi. Tanto non è una cosa seria e comunque adesso non servono più, Salis nella business class del potere ci è entrata e non ne uscirà. Chi è dentro è dentro, chi è fuori si rassegni a farsi togliere la casa, i diritti, la dignità e la salute. Perché questo è diventata la democrazia garantistica, non è vero?
Fatevene una ragione, voi che ancora vi scannate credendo di rispecchiarvi in una causa, in una fede, in un partito: hanno reso insindacabile una che aveva addosso una accusa di tentato omicidio che non c’entrava con la sua funzione politica, risalente a una vita precedente, e in base alla quale è stata ammessa al banchetto. A margine, la conferma di una frattura, una debolezza, piaccia o non piaccia, in seno alla maggioranza di governo dove difatti hanno subito cominciato a litigare, a beccarsi. Anche a questo serviva salvare la soldatessa Salis, come una provocazione, un monito, un vento di nuove alleanze, di nuovi lineamenti di un potere che resta comunque spartito, un potere ingiusto, infame, senza un Dio che lo punisca. Un potere di cosca, di famiglia mafiosa. Non c’è altro modo di dirlo, non c’è altro modo di vederlo.
Max Del Papa, 8 ottobre 2025
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