Politica

Cosa ci insegna Sigonella

Il 7 ottobre '85 il braccio di ferro Craxi-Reagan sui terroristi, la notte in cui l'Italia iniziò a farsi rispettare

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In questi stessi giorni di ottobre di quarant’anni fa una piccola località siciliana situata tra il libero consorzio comunale di Siracusa, l’omonima contrada di Lentini e la città metropolitana di Catania divenne improvvisamente teatro di uno scontro sensazionale destinato a restare negli annali. Da un lato l’Italia pentapartitica guidata dal segretario del Psi Bettino Craxi, dall’altro gli Stati Uniti d’America del repubblicano Ronald Reagan. Al centro dell’aspra contesa i terroristi palestinesi del Fronte per la Liberazione della Palestina, responsabili del dirottamento della nave da crociera italiana “Achille Lauro” e del successivo omicidio di Leon Klinghoffer, ebreo statunitense paraplegico ucciso e gettato in mare dai quattro sequestratori.

Proprio questo affronto, intollerabile per l’amministrazione americana, impone a Washington una lesta discesa in campo atta a stanare i dirottatori, nel frattempo attraccati a Port Said, per poi essere trasferiti dal governo egiziano alla volta della Tunisia, ove all’epoca dei fatti aveva sede l’OLP. Il Boeing 737 diretto verso Tunisi con a bordo il commando di sequestratori, tuttavia, non giungerà mai a destinazione a causa dell’intervento delle forze aeree statunitensi, che intercettano con prontezza il velivolo costringendolo ad effettuare un atterraggio di emergenza a Sigonella, località siciliana sconosciuta ai più, ma sede di un’importante base militare dell’Alleanza Atlantica. L’obiettivo degli americani è chiaro sin dal principio: prelevare dal velivolo i quattro sequestratori insieme ad Abu Abbas (capo fondatore del FPLP, inviato in Egitto da Yasser Arafat e da lì immediatamente ripartito verso la Tunisia) allo scopo di gestire in prima persona le loro sorti, come da ordini impartiti da Washington.

Nel condurre la propria operazione l’amministrazione americana non fa tuttavia i conti con un evento imprevisto: la ferma resistenza del presidente del Consiglio italiano Bettino Craxi, deciso come non mai a far prevalere il diritto internazionale e la sovranità nazionale rispetto alle pressanti ingerenze dell’alleato americano. Si giunge così allo scontro: avieri e carabinieri di stanza a Sigonella circondano l’aereo egiziano appena atterrato sulla pista della base, gli incursori della Delta Force statunitense giunti sul posto li accerchiano, ma vengono a loro circondati da un secondo cordone di carabinieri arrivati dalle vicine stazioni di Catania e Siracusa, così da creare tre cerchi perfettamente concentrici attorno al velivolo. L’epilogo della vicenda è storia nota: dopo attimi di altissima tensione, il decisivo intervento dei blindati dell’arma, arrivati sul posto proprio su ordine di Craxi, costringono il reparto speciale statunitense a una inattesa e inevitabile resa.

Con il suo coraggio e la sua fermezza Bettino Craxi era dunque riuscito a far prevalere le ragioni italiane e a difendere la sovranità nazionale dalle ingerenze straniere, assicurando al contempo alla giustizia la totalità dei membri del commando. Nessuno escluso. Tutti processati e poi condannati secondo la legge italiana, come, del resto, era giusto che fosse. Quanto ai rapporti con l’alleato americano, la crisi diplomatica si sarebbe risolta di lì a poco, allorquando, con una missiva inviata a Palazzo Chigi, Ronald Reagan invita il presidente del Consiglio italiano a recarsi negli Stati Uniti allo scopo di ricomporre la frattura venutasi a creare in quelle concitate ore e rigenerare lo status diplomatico pre-Sigonella.

La vittoria di Craxi fu totale: con la sua determinazione il leader del Psi era riuscito a tenere testa agli americani, dando prova al mondo intero di come la sovranità nazionale non possa essere sacrificata sull’altare degli interessi di parte. Neppure se la parte in questione risponde al nome di Stati Uniti d’America ed è incarnata dall’ingombrante sagoma di un autentico gigante come Ronald Reagan. Non solo. Perché Sigonella, almeno da un punto di vista storico, simboleggia inoltre il reale epicentro della sovranità repubblicana, rappresentando, al contempo, il primo vero sussulto di sovranità nazionale dopo quarant’anni dalla fine del secondo conflitto mondiale, e l’ultimo vero vagito di sovranità registrato negli ultimi quattro decenni.

Salvatore Di Bartolo, 12 ottobre 2025

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