È possibile amministrare la cosa pubblica, gestire una barca di quattrini, senza finire sulla graticola della finanza, delle procure, della giustizia politicizzata? A quanto pare è possibile, come ampiamente dimostra un esempio vivente dell’Italia che funziona. Che non è l’Italia della sinistra, come la sinistra narra, bugiarda, a disco rotto. Avvocato cassazionista, più che altro penalista, la sua specialità è la diffamazione. Si vanta che tutti i suoi assistiti presunti diffamatori, alla fine la giustizia li ha lasciati presunti o del tutto scagionati; e a tutti i suoi assistiti presunti diffamati alla fine ha fatto riconoscere un adeguato indennizzo. Parliamo di Lauretta Giulioni, sindaco per 10 anni di Filottrano, un paesino marchigiano di quasi 10mila abitanti, fiore all’occhiello del tessile-abbigliamento italiano. Ora è candidata in Forza Italia alle elezioni regionali delle Marche.
Avvocato Giulioni, lei è candidata in Forza Italia; ma non aveva governato la città col Pd locale?
«Assolutamente no. Quando 10 anni fa alcuni cittadini politicamente impegnati vennero nel mio studio per proporre a me – che mai avevo fatto politica – la candidatura di Sindaco, accettai solo perché la proposta era una lista civica; anzi, l’unica condizione che posi fu che, avessimo vinto, le tessere di partito sarebbero dovute restare fuori della porta dell’edificio comunale. Quando poi vincemmo le elezioni, i miei collaboratori con in tasca la tessera del Pd pretendevano che si dicesse che Filottrano fosse amministrata dal Pd, cosa che non ho mai permesso. Io stessa non ho mai fatto trasparire le mie preferenze politiche».
Che sono?
«Ho sempre ammirato, e votato, Silvio Berlusconi. Ma i miei concittadini l’hanno scoperto solo di recente. Anche se devono averlo subodorato: alle elezioni del secondo mandato si svolgevano anche le europee, e tutti gli elettori di Filottrano che in Europa votarono Lega, al Comune votarono me».
Come ha fatto ad avere questo largo consenso?
«Guardi, io sono una professionista, non una politica. Ero chiamata ad amministrare, e avevo deciso di non limitarmi all’ordinaria amministrazione e di voler lasciare un segno nella mia città. Per farlo avevo bisogno di soldi. Che naturalmente non potevano venire dalle esigue tasse dei miei concittadini. Dovevo lavorare tanto; e tanto ho lavorato, fino ad intercettare oltre 16 milioni di euro, che per un Comune delle dimensioni del mio sono tantissimi. Il mio secondo passo è stato saperli spendere senza incorrere nelle maglie della magistratura, a cominciare dalla Corte de Conti e a finire con le Procure. Per questo la mia professione è stata fondamentale: molti miei colleghi, onestissimi, finiscono sulla graticola per leggerezze, anche solo formali, che la magistratura potrebbe non perdonare. Il terzo passo è stato circondarmi di collaboratori operativi fedeli, e io ho avuto la fortuna di avercelo nel mio assessore ai lavori pubblici, Doriano Carnevali».
In quei 16 milioni ci sono anche le multe che lei ha fatto comminare con l’autovelox? Per la cosa finì anche invitata al talk show di Paolo Del Debbio, accusata di far cassa…
«No, quelli dell’autovelox erano proventi extra. Ma mi lasci dire una cosa: che gli autovelox sono per far cassa non ci piove. Ma la circostanza non è viziosa, ma virtuosa, se mi concede lo spazio per spiegarmi…».
Concesso…
«Tasse, multe, sanzioni… di tutto si può dire che serve a far cassa. Ora, nel caso dell’autovelox, la cosa sarebbe viziosa se io fossi stato lo stesso soggetto a decidere sia i limiti di velocità che l’installazione dell’autovelox. Ma così non era. Sulla strada provinciale Jesina c’era un limite di velocità di 60 km/h a causa del dissesto del fondo. Questo limite non l’avevo messo io, ma i tecnici della Provincia. Io, da Sindaco, ero però chiamata a farlo rispettare – con tutte le conseguenze del caso. Perché vede, in caso di incidente mortale, il responsabile del rispetto dei limiti di velocità è “assolto” solo se dimostra di averci messo l’impegno per farli rispettare; e sulla Jesina nessuno rispettava quel limite. In più, pensi che un giorno ricevevo comunicazione dalla Regione che il limite sarebbe stato abbassato a 50 km/h. Con l’autovelox ho raggiunto tre scopi: intanto, facevo il mio dovere di soggetto istituzionalmente chiamato a far rispettare i limiti; poi, col denaro delle multe, feci rimettere a nuovo il tratto della Jesina che passava per il mio Comune; infine, la cosa permise di elevare a 70 km/h un limite che, senza il mio intervento, sarebbe stato abbassato a 50 km/h. Alla fine, il rifacimento della strada fu fatto col denaro di chi pagava il proprio debito sociale per aver contravvenuto al rispetto di limiti di velocità che, ripeto, non avevo messo io».
Cosa fece coi 16 milioni?
«Uh, un mucchio di cose, ma gliene dico alcune. Ho messo in sicurezza anti-sismica tutte le scuole comunali e ho creato una pista di atterraggio per gli elicotteri di soccorso. Ho completamente riqualificato il parco comunale (che versava in stato di abbandono), e per questo Filottrano ha vinto il Primo premio nazionale ‘Città per il Verde’. Ancora: in collaborazione con la romana Accademia di Santa Cecilia ho istituito il “Festival internazionale di musica barocca”, in onore del nostro concittadino filottranese del Settecento, Giovanni Carestini (detto il Cusanino); il festival è stato insignito del Premio nazionale dei Comuni d’Eccellenza, e così Filottrano è stata inserita tra le prime Cento Mete d’Italia. Ho creato un consorzio comprendente più di 40 imprese, che sono state accompagnate alla internazionalizzazione e digitalizzazione, e oggi sono competitive sul mercato internazionale. Ho stipulato una convenzione tra Comune e Associazione Carabinieri in congedo, in modo da potenziare la sorveglianza in città, che è una delle più sicure della mia provincia. Fin da subito, all’inizio del mio mandato, mi rifiutai di aderire allo Sprar (Sistema di protezione ai richiedenti asilo), una cosa sostenuta dal Pd, che reputavo fallimentare e che avrebbe portato in città un centinaio di migranti. E infatti lo Sprar fallì miseramente in tutti i Comuni che vi aderirono. Invece, governai l’accoglienza diversamente, inserendo e integrando nelle associazioni di volontariato e sportive i 30 migranti che la legge mi obbligava ad accogliere».
Cosa vorrebbe fare se fosse eletta in Regione?
«Il mio slogan è: come in Comune, così in Regione. Metterei lo stesso impegno, chiederei una diffusione capillare delle piste d’atterraggio degli elicotteri di soccorso, la messa in sicurezza anti-sismica delle scuole, e tutto quel che ho detto sopra e tanto altro che non ho detto. So già come si fa, perché l’ho già fatto. Poi, naturalmente, nell’ipotesi fossi eletta, tutto dipende dall’incarico che il presidente Francesco Acquaroli vorrà darmi».
Parla come se vincerà Acquaroli…
«Guardi, io potrei anche non essere eletta, ma Acquaroli lo sarà certamente: è stato un presidente di Regione bravissimo e competente, e merita di essere rieletto».
Franco Battaglia, 28 agosto 2025
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