Così Trump fa saltare il banco del progressimo

Gli Usa escono da 66 organismi internazionali: schiaffo al climatismo, stop all’agenda gender e terremoto per l’Europa che ora rischia l’isolamento

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La notizia era nell’aria da tempo, ma, complici anche i recenti sviluppi sul fronte venezuelano, sembrerebbe, almeno per il momento, essere un po’ passata in secondo piano. Eppure, eco mediatico a parte, la sua portata è tutto fuorché trascurabile, come pure gli effetti ad essa connessi, del resto, che promettono di rivelarsi dirompenti per gli equilibri geopolitici globali. Nelle scorse ore, l’amministrazione americana guidata dal presidente Donald Trump ha annunciato il ritiro ufficiale degli Stati Uniti d’America da ben sessantasei organizzazioni internazionali che, secondo quanto si legge nella nota diffusa da Washington, opererebbero “in palese contrasto con gli interessi nazionali statunitensi”.

Nel dettaglio, si tratta di trentacinque organizzazioni non appartenenti alle Nazioni Unite e di ulteriori trentuno riconducibili invece all’Onu. Scorrendo la lista, non si fatica molto a comprendere quali siano i settori maggiormente interessati dai “tagli” decretati dal governo americano. Si parte, come ampiamente pronosticabile, da quello climatico, che fa registrare, innanzitutto, la fuoriuscita degli Usa dall’Ipcc, il Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico, nonché dai vari fondi costituiti nel tempo nell’ottica di promuovere il tanto decantato processo di decarbonizzazione. Una decisione, quella assunta dalla Casa Bianca, che suona come un fragoroso schiaffo alle allegre politiche ambientaliste promosse dalle istituzioni occidentali nell’ultimo decennio, che finisce inevitabilmente per affossare la tanto rincorsa transizione ecologica cara agli irriducibili sacerdoti della religione climatista. In secondo luogo, i tagli fortemente voluti dall’amministrazione americana colpiranno poi, altrettanto duramente, anche la galassia delle politiche gender e i forum sulla migrazione, autentici capisaldi del turbo-globalismo di matrice progressista protagonista indiscusso di questa primissima parte di millennio.

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In buona sostanza, dunque, con questa dirimente mossa Donald Trump non fa altro che dare seguito a quanto già ampiamente preannunciato negli scorsi mesi, e da il via ad un autentico terremoto geopolitico che sancirà, nelle settimane a venire, un radicale cambio di paradigma in materia di cooperazione internazionale e il contestuale crollo della logica green-wokista, nucleo centrale dell’agenda progressista ormai prossima all’archiviazione.

A questo punto, tenuto conto della direzione intrapresa convintamente da Washington, appare più che lecito domandarsi: quale sarà l’approccio delle istituzioni europee dinanzi a tale epocale cambio di passo? Si sceglierà di rinnegare in toto il recente passato e seguire fedelmente il percorso tracciato dall’alleato americano, oppure si procederà spediti sulla via dell’isolamento, preludio al definitivo collasso del progetto europeo?

Salvatore Di Bartolo, 10 gennaio 2026

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