
Qui al bar, oggi, abbiamo avuto bisogno del Giurista per capire che caspita sta succedendo nel centro per i rimpatri che il governo Meloni ha voluto erigere in Albania.
Riassunto delle puntate precedenti: prima la Corte d’Appello di Roma, competente sui ricorsi dei trattenuti, in questo filotto tutti marocchini, libera un trentanovenne violentatore; poi ne libera altri quattro, tra cui un pedofilo; ieri, infine, ne tira fuori dal Cpr un ennesimo, anche lui violentatore e spacciatore. Il motivo? Questi galantuomini hanno presentato domanda di protezione internazionale. E dunque, finché non si conoscerà l’esito della richiesta, non li si può tenere in un luogo dal quale, in tempi il più possibile rapidi, dovrebbero essere rispediti da dove sono venuti. Noi non riusciamo a crederci.
E in effetti il Giurista ci ha spiegato che non siamo proprio matti: la legge stabilisce che, se c’è il fondato sospetto che la domanda di protezione internazionale sia stata presentata a puri scopi tattici, ma soprattutto se si può ritenere che l’immigrato rappresenti un pericolo per la sicurezza e l’ordine pubblico, non è necessario farlo uscire dal Cpr. Noi ci permettiamo di aggiungere che non è nemmeno opportuno: possibile che in nome dei diritti umani e delle norme internazionali siamo costretti a tenere a spasso gente che ha commesso furti, rapine, abusi sessuali e che per campare spacciava stupefacenti? I diritti umani della gente perbene che fine hanno fatto? Il pugno duro, questi magistrati, lo usano soltanto con gli italiani che sparano ai ladri?
Dobbiamo forse arrivare a pensare che le toghe si siano attribuite la missione di picconare l’azione del governo, specie in prossimità del referendum sulla giustizia? Noi del bar non siamo fini giuristi e forse siamo anche condizionati dalla nostra esasperazione. Ma adesso ci sentiamo un po’ così: dei legittimi indifesi.
Il Barista, 10 marzo 2026
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