
Nella notte tra il 31 dicembre 2025 e l’1 gennaio 2026, un incendio ha devastato il bar “Le Constellation” a Crans-Montana, in Svizzera, causando la morte di 40 persone e il ferimento di altre 116. La maggior parte delle vittime erano giovani rimasti intrappolati. Jacques Moretti e Jessica Maric, proprietari del locale, sono stati arrestati pochi giorni dopo con l’accusa di omicidio e incendio colposi. Maric si trova ai domiciliari, mentre Moretti è detenuto per rischio di fuga.
La dinamica degli eventi secondo i proprietari
Dalle ricostruzioni fornite agli inquirenti, la serata sembrava tranquilla fino all’1 circa, quando il locale iniziò a riempirsi di circa 300-400 persone, il doppio delle 300 consentite. Jessica Maric ha raccontato di aver visto le fiamme iniziare in un angolo del bar, probabilmente innescate dalle “fontane di scintille” usate per accompagnare le bottiglie di champagne. “Ho urlato ‘Fuori tutti!’ e chiamato i pompieri. Erano l’1:28”, ha dichiarato Maric.
Jacques Moretti, avvisato dalla moglie, è arrivato poco dopo e ha tentato di entrare, ma ha trovato il locale invaso dal fumo. Dopo diversi tentativi, è riuscito a forzare una porta di servizio chiusa dall’interno da un chiavistello. All’interno ha trovato numerose persone prive di sensi, tra cui Cyane Panine, una cameriera di 24 anni, morta nonostante i tentativi di rianimazione. Entrambi i proprietari hanno dichiarato di essere devastati dalla tragedia.
Ieri si era diffusa in un primo momento una notizia inesatta. RTS in serata è stata infatti costretta a correggersi: “In una prima versione di questo articolo, avevamo scritto che Jacques Moretti aveva ammesso che l’uscita di soccorso del seminterrato era chiusa a chiave, ma questa informazione era errata. Il gestore del Constellation parlava in realtà di una porta di servizio al piano terra”, ha scritto RTS sul suo sito.
Problemi di sicurezza nel locale
Sono emerse irregolarità gravi legate alla sicurezza. “Le Constellation” aveva capienza per 300 persone, ma ne ospitava molte di più. Inoltre, il locale pare non fosse provvisto di un sistema antincendio automatico.
Un ulteriore fattore aggravante sarebbe rappresentato dalla presenza di pannelli fonoassorbenti in schiuma altamente infiammabili, installati da Moretti dopo aver acquistato il locale nel 2015. Gli inquirenti hanno accertato che questi materiali non erano ignifughi, nonostante fossero posti vicino ai soffitti bassi, aggravando la diffusione delle fiamme.
I giovani italiani tra le vittime
Tra le vittime della tragedia figurano sei giovani italiani. La procura di Genova ha disposto per il 20 gennaio l’autopsia sul corpo di Emanuele Galeppini, mentre a Bologna la magistratura ha ordinato la riesumazione del corpo di Giovanni Tamburi. Sono state inoltre sospese le tumulazioni di Chiara Costanzo e Achille Barosi. Dai primi rilievi sui corpi, Galeppini non presentava ustioni, ma probabilmente è stato travolto nella calca mentre cercava di fuggire.
Gli inquirenti stanno valutando se l’accusa di omicidio colposo possa trasformarsi in omicidio con dolo eventuale. Se si accertasse che i proprietari erano consapevoli dei rischi derivanti dalla porta di sicurezza bloccata o dai materiali infiammabili, le pene potrebbero essere aggravate, con il rischio di condanne fino a vent’anni di carcere. Al momento, le indagini proseguono per chiarire tutti i dettagli di questa tragedia che ha scosso profondamente l’opinione pubblica.
Intanto l’inchiesta con ogni probabilità si allargherà anche ai mancati controlli da parte del comune, mai realizzati negli ultimi 5 anni. La vicesindaca Nicole Bonvin Clivaz si è scusata, ma né lei né il primo cittadino hanno intenzione di dimettersi: “Sui controlli – ha detto – c’è stata una mancanza, non li abbiamo fatti e ammettiamo di non averli fatti e ci prendiamo la responsabilità per questa mancanza. Ma sarà l’inchiesta a dirlo, adesso non abbiamo ancora le vere risposte”. Secondo Clivaz “l’inchiesta durerà molto, ci sono ancora molte cose da trovare e da dire, ora abbiamo recuperato tutto dagli archivi e abbiamo cercato di comprendere al meglio, abbiamo consegnato tutti i documenti, dobbiamo capire che in qualche ora abbiamo dovuto ricostruire 60 anni di storia e credo che l’abbiamo fatto con serietà e con la volontà di essere trasparenti”.
Nicolaporro.it è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati (gratis).